14 giugno 2024
Aggiornato 07:00
Ambiente

La Commissione interviene nei confronti della Bulgaria

Per inadeguato rispetto della normativa ambientale

La Commissione europea ha inviato alla Bulgaria lettere di diffida — in relazione a due casi distinti — per non aver attuato adeguatamente la normativa CE in materia di ambiente. Il primo caso riguarda la direttiva quadro sui rifiuti e la mancata realizzazione da parte della Bulgaria di un sistema adeguato di gestione dei rifiuti domestici a Sofia. Nel secondo caso è previsto l'invio alla Bulgaria di una diffida in relazione alle valutazioni dell'impatto ambientale previste dalla direttiva sugli uccelli selvatici.
Il commissario europeo per l'ambiente, Stavros Dimas, ha dichiarato al riguardo: «I cittadini bulgari hanno il diritto di godere di spazi urbani puliti e le autorità devono garantire la rapida messa a punto di un sistema adeguato di gestione dei rifiuti per la città di Sofia. La Bulgaria deve fare tutto il possibile per proteggere i suoi habitat naturali, gli uccelli, la flora e la fauna. La ricca biodiversità del paese è un aspetto di cui andare fieri, che non può essere trascurato o messo a repentaglio.».

Parere motivato alla Bulgaria sulla gestione dei rifiuti
La Bulgaria riceverà a breve un parere motivato per non avere adeguatamente applicato la direttiva quadro CE sui rifiuti[1]. La direttiva impone agli Stati membri di promuovere la prevenzione, il riciclaggio e la trasformazione dei rifiuti a fini di riutilizzo e ne vieta l'abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato.

Nell'ottobre 2007 la Commissione aveva inviato alla Bulgaria una lettera di diffida in relazione alle misure insufficienti adottate per creare una rete integrata di impianti di gestione dei rifiuti domestici a Sofia. Dopo un accurato esame della risposta delle autorità bulgare, la Commissione continua a ritenere la situazione insoddisfacente e ha pertanto deciso di inviare un parere motivato. Nella sua analisi la Commissione arriva alla conclusione che, poiché non esiste un termine definito per l'appalto del nuovo sistema integrato, non è chiaro in che modo le autorità bulgare riusciranno a gestire in modo sostenibile tutti i rifiuti prodotti nel comune di Sofia.

Misure insufficienti di protezione della flora e della fauna
Nel secondo caso la Commissione invia alla Bulgaria una lettera di costituzione in mora per inadeguata applicazione della direttiva sugli uccelli selvatici[2] da parte dello Stato membro.

All'inizio dell'anno la Commissione ha ricevuto una denuncia secondo la quale i progetti di costruzione in corso nella zona d'importanza ornitologica (IBA) di Kaliakra — situata nel nordest del paese — stanno provocando il degrado di una serie di habitat di specie di uccelli selvatici e arrecano turbamento a specie di uccelli protette dalla legislazione CE. Le informazioni di cui dispone la Commissione rivelano che diversi progetti di costruzione di grandi parchi eolici potrebbero essere stati autorizzati senza tenere conto del loro impatto sull'ambiente. La Commissione teme inoltre che altri progetti di costruzione di infrastrutture sportive, turistiche e stradali possano avere un impatto cumulativo sull'ambiente che non è stato adeguatamente valutato.

Direttiva sui rifiuti
La direttiva quadro sui rifiuti (2006/12/CE), che codifica e sostituisce la direttiva 75/442/CEE, ha l'obiettivo di promuovere la prevenzione, il riciclaggio e la trasformazione dei rifiuti a fini di riutilizzo e di vietarne l'abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato . La direttiva punta a creare una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento negli Stati membri (tenendo conto delle migliori tecnologie disponibili) che consenta alla Comunità di raggiungere l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti e a ciascuno Stato membro di tendere verso questo obiettivo. La rete dovrebbe permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti più vicini idonei a garantire un alto grado di protezione dell'ambiente e della salute.

Zone di protezione speciale
Ai sensi della direttiva sugli uccelli selvatici gli Stati membri sono tenuti a designare tutti i siti più adatti come zone di protezione speciale per la conservazione delle specie di uccelli selvatici. La designazione di tali zone deve avvenire sulla base di criteri obiettivi, scientifici e verificabili, i cosiddetti criteri ornitologici. Per verificare se gli Stati membri hanno adempiuto ai loro obblighi in materia di classificazione delle zone di protezione speciale, la Commissione utilizza le migliori informazioni disponibili in campo ornitologico. In assenza delle necessarie informazioni scientifiche si ricorre agli inventari nazionali delle zone d'importanza ornitologica (IBA) pubblicati dall'organizzazione non governativa BirdLife International. Benché non sia giuridicamente vincolante, l'inventario IBA si basa su criteri scientifici approvati a livello internazionale. La Corte di giustizia ne ha già riconosciuto il valore scientifico e, nei casi in cui non siano disponibili prove scientifiche equivalenti, l'inventario IBA costituisce una buona base di riferimento per verificare se gli Stati membri abbiano classificato come zone di protezione speciale territori in numero e superficie sufficienti.

Iter procedurale
L'articolo 226 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di procedere nei confronti di uno Stato membro che non adempie ai propri obblighi.

Se constata che la disciplina comunitaria è stata violata e che sussistono i presupposti per iniziare un procedimento di infrazione, la Commissione trasmette allo Stato membro interessato una lettera di «costituzione in mora» (o lettera di diffida), in cui intima alle autorità del paese di presentare le proprie osservazioni entro un termine stabilito, solitamente fissato a due mesi.

Sulla scorta della risposta o in assenza di una risposta dallo Stato membro in questione, la Commissione può decidere di trasmettere allo Stato un «parere motivato» in cui illustra in modo chiaro e univoco i motivi per cui ritiene che sussista una violazione del diritto comunitario e lo sollecita a conformarsi entro un determinato termine (di solito due mesi).

Se lo Stato membro non si conforma al parere motivato, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia delle Comunità europee. Se nella sua sentenza la Corte di giustizia conferma che lo Stato membro ha violato i propri obblighi, quest'ultimo è tenuto a prendere le misure necessarie per conformarsi quanto prima alla sentenza.

L'articolo 228 del trattato conferisce alla Commissione il potere di agire nei confronti di uno Stato membro che non si sia conformato ad una precedente sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee. Sempre a norma dell'articolo 228, la Commissione può chiedere alla Corte di infliggere sanzioni pecuniarie allo Stato membro interessato.