19 ottobre 2019
Aggiornato 18:30
Con Trump cosa succederà?

Duterte incontra Putin: «Filippine pronte a unirsi a un nuovo ordine mondiale creato da Russia e Cina»

Al vertice Apec di Lima, il presidente filippino Rodrigo Duterte (detto anche il 'Trump di Manila') ha parlato con Vladimir Putin e annunciato uno shift nella politica estera del suo Paese

MANILA - Balzato all'onore delle cronache mesi fa per aver definito il presidente Obama un «figlio di buona donna», subito accostato a Donald Trump e definito il «tycoon delle Filippine», celebre per il suo pubblico e roboante annuncio di uno shift della politica estera delle Filippine, sempre più propense a staccarsi dagli Usa e guardare alla Cina e alla Russia, il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte torna a far parlare di sè. E lo fa dal vertice Asia-Pacifico di Lima, dove ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin.

Il colloquio tra Duterte e Putin
Un colloquio, quello da Duterte e Putin, destinato a far parlare anche in Occidente, visto che quest'ultimo è stato il target dei nuovi attacchi di Duterte. Il quale, nonostante nei giorni scorsi abbia espresso felicitazioni per la vittoria di Donald Trump, non si sente ancora pronto a scommettere sull'affidabilità di un alleato come gli Usa, che a suo avviso non sono ancora disposti a «staccarsi dalle loro pistole».

Filippine-Occidente, la fine dell'idillio
«Storicamente», ha detto a Lima, «sono stato identificato con le nazioni occidentali». «E' stato bello finché è durato», ha aggiunto, parlando con il leader russo. «Negli ultimi tempi, vedo molte di queste nazioni occidentali bullizzare le nazioni più piccole», ha attaccato Duterte. «E non solo», ha aggiunto, «sono così tanto ipocrite».

Il fallimento del Pivot to Asia di Obama
Musica, per le orecchie di Vladimir Putin, che vede incarnato in Duterte il fallimento dell'ambiziosa politica obamiana ribattezzata «Pivot to Asia». Non a caso, il leader russo si è congratulato con l'omologo filippino, a cui ha riconosciuto di aver fatto molto, in un tempo molto breve, per «costruire la fiducia tra i russi e i filippini».

Critiche all'Occidente e agli Usa
Attestato di stima pienamente ricambiato da Duterte, che ha continuato ad attaccare gli Stati Uniti per la loro propensione a intervenire nei conflitti badando ai propri interessi nazionali e blandendo le altre potenze perché stiano al loro fianco.

Lo storico reset con la Cina
L'apertura alla Russia di Duterte è stata preceduta dallo storico reset con la Cina, tradizionale rivale delle Filippine nello scacchiere asiatico e, in particolare, nella disputa delle isole del Mar Cinese Meridionale. E invece, le lodi a Pechino per il suo impegno a investire nelle Filippine assomigliano sempre di più a uno storico voltafaccia agli Usa, che sull'amicizia con Manila in funzione anti-cinese hanno investito milioni di dollari. E che, allo scadere della presidenza Obama, sembrano perdere la partita anche nel Sud-Est asiatico. Almeno a giudicare da quella che Duterte ha definito la nuova «politica estera indipendente» delle Filippine.

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Verso un nuovo ordine mondiale?
Prima di partire per il Perù, Duterte ha dichiarato che potrebbe accodarsi alla Russia nella sua decisione di lasciare la Corte penale internazionale, per le piccate critiche che l'Occidente ha rivolto ai suoi metodi duri nella lotta alla droga. E ha aggiunto che, se la Russia e la Cina decidessero di creare un «nuovo ordine mondiale", sarebbe il primo a unirsi a loro. Sempre che il nuovo presidente Trump non riesca a fargli cambiare idea.