13 luglio 2020
Aggiornato 23:30
I militari - l'accusa - sapevano e non sono intervenuti

Messico, studenti scomparsi: sotto accusa l'esercito, nuova sfida per il governo

La questione del ruolo dell'esercito messicano nella scomparsa dei 43 studenti lo scorso settembre 2014 torna alla ribalta dopo la pubblicazione, domenica, di un rapporto d'inchiesta di una commissione indipendente che ha rivelato che alcuni militari erano presenti la notte del dramma, senza intervenire

CITTA'  DEL MESSICO (askanews) - La questione del ruolo dell'esercito messicano nella scomparsa dei 43 studenti lo scorso settembre 2014 torna alla ribalta dopo la pubblicazione, domenica, di un rapporto d'inchiesta di una commissione indipendente che ha rivelato che alcuni militari erano presenti la notte del dramma, senza intervenire.

Passività delle forze armate
Familiari e amici delle vittime rimproverano alle forze armate la loro passività e pretendono di entrare nelle caserme perchè possano essere raccolti nuovi elementi. «Oltre ai poliziotti municipali di Iguala e di Cocula, che sono stati gli aggressori diretti», nei due luoghi dove «sono stati detenuti o risultano dispersi allievi-insegnanti, l'esercito era presente», ha indicato il rapporto di un gruppo internazionale di inquirenti indipendenti (Giei), dopo sei mesi di inchiesta.

L'indagine
Secondo questa indagine, l'esercito è stato informato che membri della polizia municipale, legati al cartello della droga dei Guerreros Unidos, avevano attaccato studenti della scuola normale di Ayotzinapa (Stato meridionale di Guerrero), che avevano preso il controllo di un bus nell'ambito di una mobilitazione politica. Un membro dei servizi segreti militari, che circolava in borghese con una moto, ha notato poliziotti mascherati sparare due gas lacrimogeni nel bus per far uscire una decina di studenti, «ammanettati e sbattuti con violenza a terra», secondo il rapporto. I giovani gridavano «Sporchi poliziotti, viva Ayotzi!» e i poliziotti intimavano loro di obbedire altrimenti «sarebbe stato peggio». Questo agente dei servizi segreti ha dichiarato che i poliziotti hanno intercettato uno dei bus davanti al palazzo di giustizia e che in seguito hanno comunicato con il loro superiore per un periodo compreso tra i «quarantacinque minuti e un'ora», mentre procedevano all'arresto dei giovani.

Governo responsabile
Esperti indipendenti inviati dalla Commissione interamericana dei diritti umani hanno potuto aver accesso alle dichiarazioni dei militari citate nel rapporto, ma non sono stati autorizzati a interrogarli direttamente. Il rapporto indica che polizia municipale, agenti federali e militari erano informati dei fatti in corso la notte del dramma attraverso il C-4, un sistema di comunicazione e coordinamento di tutte le forze di sicurezza nazionali. «E' chiaro che il governo è responsabile» perchè «avrebbero potuto essere salvate delle vite e non è stato fatto», ha dichiarato Santiago Canton, direttore esecutivo dei diritti umani alla fondazione Robert F. Kennedy a Washington.

Nuova sfida per il governo
Questo rapporto potrebbe dunque trasformarsi in una nuova sfida per il governo e l'esercito, regolarmente messi sotto accusa per violazioni di diritti fondamentali da quando, nel 2006, le forze armate sono state dispiegate per la lotta ai cartelli. Il direttore delle indagini criminali del ministero della Giustizia, Tomas Zeron, mantiene la versione ufficiale dei fatti, secondo cui tutti gli studenti o «almeno una grande parte di loro» sono stati uccisi e poi ridotti in cenere in una discarica. Lo scorso luglio, il ministro della Difesa Salvador Cienfuegos, aveva affermato in un'intervista che nella notte dell'attacco i militari nella zona non erano in sufficienti forze per potere intervenire.