18 gennaio 2020
Aggiornato 03:30
Il punto

Isis, ecco tutte le sue vittime straniere

La lunga scia di sangue iniziata con la decapitazione di James Foley

IL CAIRO (askanews) - Un riepilogo delle esecuzioni di cittadini stranieri rivendicate dallo Stato Islamico e dai gruppi affiliati.

2014
19 agosto: JAMES FOLEY In un video, l'Isis afferma di aver decapitato il fotoreporter freelance americano James Foley, 40 anni, rapito nel nord della Siria nel novembre 2012, in rappresaglia ai raid aerei americani in Iraq, scattati a inizio agosto. Le immagini dell'uccisione di Foley, che provocano unanime sdegno a livello internazionale, mostrano anche un secondo reporter americano, Steven Sotloff, con la tuta arancione (come i detenuti di Guantanamo) minacciato da un militante dell'Isis vestito di nero e armato di coltello: avverte che anche lui sarà ucciso, a meno che il presidente americano Barack Obama non sospenda i raid aerei contro le posizioni dell'Isis in Iraq.
2 settembre: STEVEN SOTLOFF L'Isis annuncia la decapitazione dello stesso Sotloff, 31 anni: era stato rapito nell'agosto 2013 in Siria, ma sul suo sequestro era stato imposto il silenzio stampa.
13 settembre: DAVID HAINES L'Isis annuncia la decapitazione dell'operatore umanitario britannico David Haines, 44 anni, mentre gli Stati Uniti lanciano una vasta offensiva diplomatica per costruire una coalizione internazionale contro le milizie jihadiste. Haines era stato rapito in Siria nel marzo 2013 mentre lavorava per un'organizzazione non governativa con sede a Parigi.
24 settembre: HERVE' GOURDEL Un gruppo algerino legato all'Isis, Jund al-Khilifa (Soldati del Califfato), diffonde un video che mostra la decapitazione del francese Hervé Gourdel, turista francese di 55 anni rapito in Cabilia. Il gruppo aveva minacciato di uccidere la guida alpina se la Francia non avesse rinunciato ai raid in Iraq nel quadro della coalizione internazionale anti-jihadisti, richiesta respinta da Parigi.
3 ottobre: ALAN HENNING L'Isis rivendica la decapitazione dell'operatore umanitario britannico Alan Henning, 47 anni, in rappresaglia ai raid britannici in Iraq. Era stato rapito nel dicembre 2013 mentre aiutava a consegnare aiuti in un campo profughi siriano.
16 novembre: PETER KASSIG L'Isis annuncia la decapitazione dell'americano Peter Kassig, 26 anni, rapito nell'ottobre 2013 in Siria. Ex soldato al fronte in Iraq, aveva fondato un'organizzazione umanitaria dopo aver lasciato le forze armate: durante la sua prigionia, si era convertito all'islam. Il filmato mostra inoltre combattenti dell'Isis che decapitano una quindicina di uomini, descritti come soldati del regime siriano.

 2015
8 gennaio: SOFIENE CHOURABI e NADHIR KTARI La diramazione libica dell'Isis annuncia di aver ucciso i giornalisti tunisini Sofiene Chourabi e Nadhir Ktari, che erano stati arrestati da un gruppo armato il 3 settembre a Brega, in Libia. I due erano stati rilasciati ma poi di nuovo arrestati da una milizia nell'Est del Paese, prima di scomparire.
24 e 31 gennaio: HARUNA YUKAWA e KENJI GOTO L'Isis annuncia di aver decapitato Haruna Yukawa, 42 anni, direttore di una piccola società di sicurezza per giapponesi all'estero rapito in Siria nell'agosto 2014; una settimana dopo è annunciata l'uccisione anche del suo connazionale Kenji Goto, 47 anni, giornalista di guerra partito alla sua ricerca.
3 febbraio: MAAZ AL-KASSASBEH L'Isis trasmette in video che mostra l'esecuzione di un pilota giordano, bruciato vivo in una gabbia. Maaz al Kassasbeh, 26 anni, era stato catturato a dicembre in Siria dopo lo schianto del suo aereo, che effettuava una missione per conto della coalizione.
12 agosto: TOMISLAV SALOPEK L'Isis comunica di aver decapitato il croato sequestrato in Egitto tre settimane prima, pubblicando su account jihadisti su Twitter la foto del suo cadavere insanguinato con la testa adagiata sulla schiena. Dipendente di una società francese, il 31enne Tomislav Salopek era stato rapito da sconosciuti armati a sudovest del Cairo e il 5 agosto, in un filmato che lo mostrava, i jihadisti avevano lanciato un ultimatum di 48 ore: entro quel termine le donne musulmane detenute nelle carceri egiziani dovevano essere rilasciate, altrimenti l'ingegnere sarebbe stato ucciso.
Secondo una ong siriana, le milizie jihadiste hanno ucciso oltre 3mila persone, compresi 1.800 civili, in Iraq e in Siria, dove hanno proclamato un califfato islamico nel giugno 2014 nel territorio sotto il loro controllo. A febbraio, i jihadisti in Siria legati all'Isis avevano rivendicato l'uccisione di ventuno copti cristiani (tutti egiziani tranne uno) e ad aprile l'esecuzione di ventotto cristiani, tutti etiopi.