13 novembre 2019
Aggiornato 18:30
Il blitz umanitario nel bel mezzo di forti tensioni bilaterali

La Marina USA libera 13 iraniani rapiti dai pirati

E protagonista del salvataggio degli ostaggi iraniani è stata proprio la portaerei a stelle e strisce John C. Stennis, intervenuta nell'assalto a una nave mercantile battente bandiera delle Bahamas da parte di un'imbarcazione pirata nelle acque del Golfo di Oman

TEHERAN - In quella che il New York Times definisce un'azione combinata di «diplomazia, spettacolo e politica mediorientale», la U.S. Navy ha liberato 13 iraniani che i pirati somali tenevano in ostaggio da più di un mese. L'intervento «umanitario» è avvenuto nel bel mezzo dell'ennesima escalation fra gli Usa e la Repubblica islamica, che aveva minacciato ritorsioni con la sua «intera forza militare» se gli Stati Uniti avessero fatto tornare una delle loro portaerei nel Golfo Persico.

Protagonista la portaerei John C. Stennis - E protagonista del salvataggio degli ostaggi iraniani è stata proprio la portaerei a stelle e strisce John C. Stennis, intervenuta nell'assalto a una nave mercantile battente bandiera delle Bahamas da parte di un'imbarcazione pirata nelle acque del Golfo di Oman. E' stata la Stennis ad abbordare la «nave madre» dei corsari dove i marinai americani hanno trovato e liberato 13 pescatori iraniani che vi erano tenuti prigionieri da oltre un mese. L'operazione, come riferisce il Times, si è svolta fra giovedì e venerdì, ed è terminata con la cattura di 15 pirati somali, prelevati dalla U.S.S. Kidd, un cacciatorpediniere che viaggiava insieme alla Stennis.
Gli iraniani sono rientrati in possesso del loro peschereccio, rifornito di carburante dalla marina Usa e hanno fatto rotta per il porto di Shah Bahar. In effetti il clamoroso salvataggio è avvenuto a 210 miglia marine dalla costa dell'Iran proprio mentre quell'area è traversata da acute tensioni politico-militari bilaterali. Solo martedì il ministro della Difesa iraniano aveva minacciato di un attacco la portaerei Stennis, diffidandola dal fare ritorno nelle acque del Golfo Persico attraversando lo stretto di Hormuz. Le minacce di Teheran hanno fatto temere per la praticabilità di una delle rotte cruciali per il transito del petrolio dal Golfo Persico verso i paesi consumatori.