27 maggio 2020
Aggiornato 18:30
Aeroplanini di carta con banconote sorvolano la recinzione

Cina, la colletta per Ai Weiwei raccoglie 790.000 dollari

Migliaia di persone continuano a partecipare alla colletta per pagare una gigantesca multa fiscale comminata all'artista dissidente cinese Ai Weiwei. La multa ammonta a 4,2 milioni di dollari. Dalai Lama: Cina responsabile delle immolazioni dei tibetani

PECHINO - Migliaia di persone continuano a partecipare alla colletta per pagare una gigantesca multa fiscale comminata all'artista dissidente cinese Ai Weiwei. Fino a stamattina, riporta la BBC online, sono stati raccolti circa 5 milioni di yuan, pari a 790.000 dollari. La multa ammonta a 4,2 milioni di dollari.
La colletta avviene tramite bonifici bancari o conti correnti postali, ma alcune persone hanno persino gettato del denaro all'interno del compound in cui vive, agli arresti domiciliari, il dissidente. Addirittura alcune banconote sono stata trasformate in aeroplanini di carta che hanno sorvolato la recinzione.
«Queste donazioni non sono solo denaro, sono una testimonianza dei sentimenti della gente e della consapevolezza di quel che sta accadendo», ha dichiarato l'artista. «Posso solo dire di essere commosso da questi gesti e molto riconoscente».

In prigione da tre mesi - Arrestato ad aprile all'aeroporto internazionale di Pechino, mentre stava per imbarcarsi su un volo diretto all'estero, Ai Weiwei è stato in prigione per tre mesi, accusato prima di bigamia e di oscenità, poi di evasione fiscale.

Dalai Lama: Cina responsabile delle immolazioni dei tibetani - Il «genocidio culturale», attuato dalla Cina in Tibet, è il vero responsabile delle immolazioni dei monaci e delle monache tibetane, che negli ultimi tempi si sono moltiplicati. Ad denunciarlo è il leader spirituale dei tibetani in esilio, il 14esimo Dalai Lama.
«C'è una sorta di genocidio culturale in corso» sul Tetto del Mondo, ha dichiarato Tenzin Gyatso, durante una conferenza stampa a Tokyo. «Nel corso degli ultimi 10-15 anni, ci sono stati dei leader cinesi molto fermi. E' per questo che si producono questo tipo di incidenti spiacevoli», ha aggiunto.
Negli ultimi mesi nove monaci tibetani e una monaca si sono immolati nella regione del Sichuan, sud-ovest della Cina, dopo che un giovane collega del monastero di Kirti, dal nome del fondatore di una scuola buddista tibetana, si era dato fuoco a marzo scorso, nel terzo anniversario dell'inizio delle rivolte anti-cinesi scoppiate a Lhasa nel 2008. Almeno cinque monaci e la monaca sono morti in seguito alle ustioni. Venerdì in India, inoltre, un tibetano in esilio ha cercato oggi di darsi fuoco davanti all'Ambasciata cinese a Nuova Delhi.
«La propaganda comunista cinese dà un'immagine molto rosa e fiori della situazione - ha proseguito il Dalai Lama - ma di fatto, perfino i cinesi che visitano il Tibet hanno l'impressione che le cose siano terribili». Per il capo spirituale dei tibetani il Tibet si trova in una «situazione disperata».
Il premio Nobel per la pace 1989 chiede una autonomia vera per il Tibet, ma Pechino, che definisce il Tibet una regione autonoma, lo considera un pericoloso «separatista». Il 76enne leader dei tibetani vive in esilio a Dharamsala, in India, dalla rivolta in Tibet repressa nel sangue dall'esercito cinese nel 1959.

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal