29 marzo 2020
Aggiornato 20:30
Voci incontrollate sul leader cubano

Fidel Castro in fin di vita? Tam-tam su Twitter, ma è un virus

Da giorni sul social network girano voci sul suo decesso. Per questo, Chavez avrebbe rinunciato a chemioterapia all'Avana

L'AVANA - Sarebbero infondate le voci che da qualche giorno si rincorrono su Twitter, secondo cui Fidel Castro sarebbe in fin di vita o addirittura già morto. Secondo quanto riporta El Nuevo Herald, l'edizione in spagnolo del Miami Herald, all'origine di queste voci ci sarebbe infatti un virus informatico.
Da alcuni giorni si sono moltiplicati i messaggi su Twitter, il social network caratterizzato da brevi messaggi, sulle precarie condizioni di salute del lider maximo.

I fatti - Da alcuni giorni - si legge sul quotidiano ecuadoriano online LaRepublica.ec - le chiacchiere sulle sue precarie condizioni di salute si sono diffuse su Twitter, il social network caratterizzato da brevi messaggi.
Yoani Sanchez, famosa blogger e dissidente cubana, di fronte al tam-tam che si è velocemente creato, ha scritto di non avere certezze. «Il mio telefono non smette di squillare. Tutti mi chiedono se è vero che Fidel Castro è molto grave» ha commentato su Twitter. «Non lo so, ma se anche fosse - ha scritto - noi cubani saremmo gli ultimi a saperlo».
Pare che la voce sia stata diffusa da un sito informativo cileno, ma secondo Naked Security, che indaga sui virus informatici, il messaggio - in circolazione dai primi giorni di agosto con il titolo: «Fidel è morto» - sarebbe falso e conterrebbe, appunto, un pericoloso virus.

Tutto finito, tutto falso come sempre? Forse no. Perché secondo un famoso giornalista investigativo venezuelano, Nelson Bocaranda, lo stato di salute di Castro è realmente peggiorato, tanto che l'ex dittatore cubano si troverebbe nella sala di terapia intensiva creata nella sua abitazione, controllato 24 ore su 24, dopo aver perso conoscenza per diverse ore, lo scorso 21 agosto. Secondo Bocaranda, questo avrebbe spinto il presidente venezuelano, Hugo Chavez, a rinunciare a un nuovo ciclo di chemioterapia a Cuba - dopo i due già seguiti negli ultimi 90 giorni - e di affrontarlo invece a Caracas.

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