17 novembre 2019
Aggiornato 11:30
Venezuela | Politica

Chavez vuole diventare presidente a vita

Per l'ex ministro compagno di Chavez, Raul Isaias Baduel è oggi in prigione

CARACAS - Hugo Chavez vuole diventare «presidente a vita di un Paese in rovina». E' quanto sostiene l'ex ministro della Difesa venezuelano Raul Isaias Baduel, in prigione dal 2010 per corruzione. Baduel è stato condannato a quasi otto anni di prigione per corruzione e abuso di potere commessi durante il suo incarico al dicastero, nel 2006-2007. L'ex ministro si dice però vittima di persecuzione politica da parte di Chavez.

Nel 1982 Baduel fu uno dei quattro fondatori del Movimiento Bolivariano Revolucionario e fece il 'giuramento bolivariano' insieme a Chavez. «Nel 1982, ho giurato con Chavez di impegnarmi senza tregua per una vera vera democrazia, ma lui ha deciso di dimenticare questo giuramento e di portare avanti il progetto di diventare presidente a vita di un paese in rovina», ha detto Baduel in un'intervista rilasciata alla France presse nella sua cella a Ramo Verde, vicino Caracas.

Fu il generale Baduel ad aiutare Chavez a tornare al potere, nel 2002, dopo un tentativo di colpo di stato, ma in seguito entrò in disaccordo con il Presidente, fino alla rottura del 2007. «Nell'aprile 2002 ho fatto il mio dovere nel rispetto della costituzione. Non sono un eroe. Nel 2007 ho sentito la necessità di denunciare il fatto che le cose stavano prendendo una piega sbagliata», racconta oggi, facendo riferimento alla sua opposizione verso la nuova riforma costituzionale, voluta da Chavez ma bocciata da un referendum. Una volta lasciato il governo, Baduel venne accusato e quindi arrestato. «Non è stata rispettata alcuna procedura durante il mio processo - denuncia oggi - sarei potuto fuggire, ma ho deciso di rimanere perchè sono innocente».

«Oggi penso che la persona che conoscevo mi ha mentito. Penso che Chavez abbia sempre avuto un programma segreto», afferma. Per Baduel, l'attuale governo non è altro che una «dittatura mascherata», unita a un «culto della personalità» del presidente, che a suo giudizio sta cercando di trasformare i suoi concittadini in dipendenti dello Stato. «Bisogna mobilitarsi in maniera civile e democratica perchè c'è tanta frustrazione accumulata, tanto che oggi si può paragonare il Venezuela a una pentola a pressione senza valvola di sfogo». Ma i problemi del Paese non scompariranno con l'uscita di scena di Chavez, ammette l'ex ministro, perchè le minoranze che oggi sostengono il Presidente e l'opposizione hanno preso in ostaggio il Paese.