12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Voto di midter

USA, è polemica sui finanziamenti ai partiti

Botta e risposta fra i Democratici e i Repubblicani sui fondi. I candidati hanno speso infatti circa 3,7 miliardi di dollari

NEW YORK - Continua il botta e risposta fra democratici e repubblicani sulla questione dei finanziamenti elettorali, in vista del voto di midterm del 2 novembre prossimo.
Parte centrale della controversia sono le spese elettorali dei gruppi che appoggiano il partito repubblicano, fortemente contestate dai democratici e dai loro gruppi no profit, come ad esempio MoveOn.Org, Public Citizen e Public Campaign. L'obiettivo dei liberal, convinti che i soldi arrivino da fonti illegali, è quello di obbligare i gruppi che sostengono il Gop a svelare l'identità dei donatori, limitando così una cospicua fonte introiti ai rivali repubblicani. La pressione democratica era cominciata all'inizio dell'anno, ma si sta intensificando ora, a tre settimane dal voto.

Nei giorni passati sia il presidente degli Stati Uniti Barack Obama che alcuni funzionari del partito avevano accusato la Camera di Commercio americana, organizzazione simile alla Confindustria italiana, e altri gruppi che appoggiano i repubblicani, due dei quali diretti dallo stratega repubblicano Karl Rove. Secondo i democratici utilizzerebbero illegalmente fondi provenienti dall'estero per la campagna elettorale, pratica vietata dalla legge americana.
Nel contenzioso sono ora scesi in campo anche i gruppi a sostegno dei democratici, che hanno deciso di fare pressione sui media che trasmettono spot elettorali affinché rivelino se il denaro sia stato usato in maniera corretta e secondo la legge. I gruppi chiedono anche al dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di aprire un'indagine sui gruppi di stampo repubblicano e sulla provenienza dei soldi spesi.

La risposta non si è fatta però attendere. Karl Rove ha infatti definito ipocrita l'accusa mossa dall'amministrazione Obama. Parlando ieri in un talk show televisivo, Rove ha tenuto a specificare che i repubblicani non accettano denaro da oltreoceano, visto che è illegale. Il principale consulente dell'ex presidente George W. Bush non ha risparmiato neanche Obama. Secondo Rove infatti il presidente avrebbe un atteggiamento ipocrita, visto che chiede sì ai repubblicani di rivelare le informazioni sui propri donatori, ma non ha esitato a mantenere segreti i suoi finanziatori durante la campagna elettorale del 2008. «I repubblicani hanno capito», ha concluso Rove, «e hanno cominciato a fare quello che i democratici hanno fatto per anni».

La polemica dunque non accenna a fermarsi, ma soprattutto si va a inserire in quelle che sono già le elezioni più costose della storia americana. I candidati hanno speso infatti circa 3,7 miliardi di dollari nelle proprie campagne elettorali.