21 settembre 2019
Aggiornato 18:00
L'Australia oggi al voto

Julia e Tony candidati premier opposti

La laburtista Gillard atea senza figli, contro il conservatore Abbott ex seminarista sposato

SYDNEY - Lei è gallese di nascita, ma parla con uno spiccato accento australiano; lui è nato a Londra, da genitori di Sydney. Lei è laburista, ha un compagno da quattro anni ma non ha figli, e non crede in Dio; lui è conservatore, sposato, padre di tre ragazze e ha un passato da seminarista cattolico che gli è valso, tra i critici, il soprannome 'Mad Monk', il frate pazzo. Lei vuole un'Australia repubblicana, lui vorrebbe restare sotto la Corona d'Inghilterra. Lei è Julia Gillard, lui Tony Abbott: il primo ministro in carica e lo sfidante, la prima donna a guidare il governo australiano e il delfino dell'ex premier iperconservatore John Howard. In comune, hanno solo l'ambizione di vincere le elezioni che oggi vedono tornare alle urne gli australiani.

BATTAGLIA DEI SESSI - La campagna elettorale, per la prima volta, è così diventata una battaglia dei sessi, con il dibattito che si è pian piano arricchito di gossip, con interviste e pagine di giornali dedicate alla capigliatura o agli orecchini di Gillard, e discussioni sullo status del primo ministro, più incline alla carriera che alla famiglia. «Non poteva essere altrimenti, con un primo ministro donna - ha dichiarato Michelle Levine, sondaggista di Roy Morgan, intervistata dalla Afp - ma stiamo anche assistendo a un dibattito più ampio su questioni che riguardano le donne».
Gillard, in carica da giugno dopo aver spodestato Kevin Rudd, è crollata nei sondaggi, dopo un ampio consenso iniziale. Consenso derivato anche «dall'effetto donna» ha dichiarato Martin O'Shannessy, che lavora per Newspoll. Di certo la sua identità è restata un tema principale di discussione. «Forse è solo il sintomo di una campagna elettorale in cui non è successo molto. Forse, però, è vero che a una parte degli australiani non piace l'idea di avere una donna come primo ministro» ha commentato Josh Gordon, del National Times.