30 marzo 2020
Aggiornato 19:00
Il paese al voto per eleggere il Presidente

Il Cile dopo 20 anni «guarda a destra»

Il miliardario Pinera favorito per la successione alla Bachelet. Il Paese esce da 12 mesi di crescita negativa

SANTIAGO DEL CILE - Dopo un ventennio di governo di centro-sinistra, le elezioni di oggi in Cile potrebbero sancire una svolta a destra: secondo i sondaggi, infatti, l'imprenditore miliardario Sebastian Pinera è favorito per succedere alla presidente socialista Michelle Bachelet.
Modello economico del decennio in America latina, il Paese esce da 12 mesi di crescita negativa, temperata tuttavia da una politica sociale aggressiva, che è valsa a Bachelet, prima donna presidente del Cile, uno storico indice di gradimento del 75-80%. Ma la presidente amata dai cileni per la sua semplicità, il suo calore e la sua tranquilla «differenza» in una società conformista, non può ripresentarsi per un secondo mandato consecutivo, secondo la Costituzione.

Candidato della «Concertation», la coalizione di quattro partiti del centro e centro-sinistra al governo dal 1990, il democratico-cristiano Eduardo Frei, 67 anni, non è mai apparso in grado di poter fare tesoro dell'eredità della Bachelet. Né di rappresentare il futuro, lui che è stato presidente dal 1994 al 2000. Sebastian Pinera, energico sessantenne, considerato uno degli uomini più ricchi del Cile - la rivista Forbes stima il suo patrimonio a 1,2 miliardi di dollari - è riuscito invece a incarnare l'idea di una destra che non fa più paura. Secondo i sondaggi, supererebbe Frei al primo turno di 10 punti o più, per poi spuntarla agilmente al ballottaggio del 17 gennaio, con il 49% contro il 32% di Frei. Battuto al secondo turno nel 2005 da Bachelet, Pinera ha promesso di rispettare le misure del welfare adottate dai governi recenti e di non rimettere in discussione la prudente politica economica che è valsa al Cile, in piena crisi gli elogi delle istituzioni internazionali.

Il Cile è già sulla strada di una ripresa del 4-5%, grazie all'aumento dei prezzi del rame, di cui il paese è il primo produttore al mondo e che costituisce il 45% delle esportazioni.

Ma in un Paese in cui una disoccupazione del 9,7%, Pinera, soprannominato il «Berlusconi cileno», ha promesso di rilanciare lo spirito imprenditoriale, assopito, secondo lui, da quattro governi di centro-sinistra. L'imprenditore, che ha interessi nell'aviazione, nei media, nell'immobiliare e nella sanità, ha promesso di creare «un milione di nuovi posti di lavoro» e ha dichiarato guerra all'insicurezza.

Un outsider, l'indipendente Marco Enriquez-Ominami, ex deputato socialista di 36 anni, figlio di un militante di estrema sinistra ucciso sotto la dittatura, ha un pò sconvolto la scena politica, ponendosi come il candidato della generazione post-dittatura. Dopo un iniziale successo, Enriquez è sprofondato al 18% delle intenzioni di voto. Ma i suoi voti potrebbero rivelarsi decisivi al secondo turno.

L'elezione di Pinera segnerebbe un ritorno della destra al potere attraverso le urne per la prima volta da 51 anni con il presidente Jorge Alessandri. Gli succedettero un centrista - il padre di Eduardo Frei - e il socialista Salvador Allende, prima della lunga notte della dittatura di Augusto Pinochet (1973-90), che provoco 3.100 fra morti e 'disaparecidos'. Un ricordo che svanisce, nonostante la mobilitazione della sinistra cilena.

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