17 gennaio 2022
Aggiornato 20:30
Castelli (Lega): Lezione di civiltà, ora croce nel tricolore

La Svizzera: «No ai minareti». Colpo alla libertà religiosa?

Passa, a sorpresa, con il 57 per cento dei suffragi l'iniziativa della destra elvetica nazional-conservatrice. Le preoccupazioni del Vaticano

GINEVRA - Si è conclusa con un grande sorpresa la giornata referendaria svizzera, che vedeva sottoporre ai cittadini della Confederazione tre quesiti tra i quali il principale era quello sul divieto della costruzione dei minareti; la partecipazione al voto, secondo i dati ufficiali, è stata circa del 55%.

Contro ogni aspettativa - e contro le indicazioni dei sondaggi della vigilia - gli elettori hanno approvato con oltre il 57% dei voti l'iniziativa che ne vieta la costruzione, avanzata dal partito della destra populista dell'Udc e della destra cristiana dell'Udf. Inoltre, la proposta ha ottenuto anche la maggioranza del voto dei cantoni (22 su 26) e comporterà quindi la modifica dell'articolo 72 della Costituzione, che regola i rapporti fra lo Stato e le confessioni religiose: il divieto della costruzione dei minareti vi verrà inserito come una misura «atta a mantenere la pace fra i membri delle diverse comunità religiose».

SIMBOLI «IMPERIALISTI» - Sia il governo che l'opposizione - come le principali comunità religiose - si erano espressi contro l'approvazione del referendum, considerato una limitazione della libertà religiosa garantita alla popolazione, sottolineando fra l'altro che i minareti sarebbero stati privi di muezzin e non vi sarebbe stata alcuna pubblica chiamata alla preghiera; la destra ha invece avuto successo - grazie anche ad una campagna pubblicitaria aggressiva, tanto da essere criticata perché «istigazione all'odio religioso» e proibita in numerosi comuni - nel dipingere i minareti come simboli non tanto religiosi ma «imperialisti».

Da notare che la vittoria del «sì» non mette in discussione i quattro minareti già costruiti: inoltre, resta da verificare la legalità internazionale del provvedimento alla luce dell'intenzione - già manifestata dai Verdi - di voler ricorrere alla Corte Internazionale per i Diritti dell'Uomo.

VOTO CONTRO GLI EDIFICI - Il ministro svizzero della Giustizia, Evelyne Widmer-Schlumpf, ha affermato oggi a Bruxelles che il voto maggioritario dei suoi concittadini contro la costruzione di nuovi minareti nel Paese alpino «non è contro la religione islamica, ma contro i minareti come edifici; ; lo spiegherò - ha aggiunto - ai ministri dell'Ue»

VATICANO - Il Vaticano condivide le preoccupazioni dei vescovi svizzeri all'indomani del referendum: «Sono sulla stessa linea dei vescovi svizzeri», dice monsignor Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti, commentando i risultati della consultazione.
In un comunicato diffuso in risposta all'esito delle urne, i presuli elvetici avevano definito il bando «un ostacolo e una grande sfida sul cammino dell'integrazione nel dialogo e nel rispetto reciproco».
Per i vescovi svizzeri, il sì al referendum «aumenta i problemi di coabitazione tra le religioni e le culture» e non aiuterà «i cristiani perseguitati e oppressi nei Paesi islamici», anzi «diminuisce la credibilità del loro impegno in quei Paesi».

UE - Il ministro svedese per l'Immigrazione e l'asilo e presidente di turno del Consiglio Affari interni e di giustizia dell'Ue ha detto ai colleghi dei Ventisette, oggi a Bruxelles, che il risultato del voto svizzero contro la costruzione dei minareti nella Confederazione elvetica è «un segnale negativo», sottolineando che «la libertà religiosa è un principio fondamentale, a prescindere dal credo».
Il commissario Ue alla Giustizia, libertà e sicurezza, Jacques Barrot, presente anche lui alla conferenza stampa, si è rifiutato di pronunciarsi. «La Commissione - ha detto - non deve prendere posizione, dato che la Svizzera non è un paese dell'Ue». Tuttavia, Barrot ha riferito le assicurazioni date dal ministro elvetico della Giustizia, Evelyne Widmer Schlumpf, presente oggi alla riunione di Bruxelles per il comitato misto di Schengen.

LE REAZIONI IN ITALIA - Il referendum svizzero che boccia la costruzione di minareti è una «lezione di civiltà» e ora l'Italia deve inserire la croce nel tricolore. Lo chiede il leghista Roberto Castelli: «Ancora una volta dagli svizzeri ci viene una lezione di civiltà. Il messaggio, che arriva soprattutto a noi che viviamo vicini a questa terra, e forte. Occorre un segnale forte per battere l'ideologia massonica e filoislamica che purtroppo attraversa anche le forze alleate della Lega».
Credo - conclude - che la Lega Nord possa e debba nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale chiedere l'inserimento della croce nella bandiera italiana».
La portavoce delle donne marocchine in Italia, Souad Sbai, non si scandalizza invece per la decisione degli svizzeri. «Il popolo è sovrano e quando decide una cosa va rispettato. È bene che ci sia un controllo sulle moschee - dice - c'è un'avanzata radicale, in Europa e nel nostro paese, che ci preoccupa moltissimo e va fermata subito».

GLI ALTRI REFERENDUM - Negli altri due quesiti invece non vi sono state sorprese: respinta con il 68% la proposta - anche questa di iniziativa popolare - di vietare le esportazioni belliche, mentre il decreto che stabilisce di destinare all'aviazione civile le risorse ricavate dalle tasse sul traffico aereo è stata approvata dal 65% dei votanti.