16 dicembre 2019
Aggiornato 02:30

Referendum in Svizzera su export armi e divieto minareti

Entrambe le proposte rischiano di essere bocciate. L'iniziativa promossa da parlamentari dell'estrema destra

GINEVRA - Divieto di costruzione di nuovi minareti e divieto di esportazioni di armi: su questi due temi delicati e con forti ripercussioni a livello sociale sono chiamati ad esprimersi, oggi, i cittadini svizzeri. Entrambe le proposte sembrano destinate, secondo i sondaggi, alla bocciatura.

Il referendum sul quale si è concentrato il dibattito degli ultimi mesi riguarda la proposta di vietare l'edificazione di altri minareti oltre ai quattro già esistenti sul territorio elvetico. L'iniziativa, promossa da parlamentari dell'estrema destra (Udc e Udf), è riuscita a raccogliere le 100mila firme minime necessarie per essere sottoposta a referendum. Trattandosi di una modifica costituzionale, per la sua approvazione sarà necessaria la doppia maggioranza del popolo e dei cantoni.

Il comitato sostiene che il minareto quale edificio «non ha alcun carattere religioso» ma è piuttosto «un simbolo di un imperialismo politico-religioso. Tanto il Governo che la maggioranza dei parlamentari si sono detti contrari all'iniziativa e ritengono invece che un simile divieto non possa che esacerbare le relazioni con la comunità islamica presente nel Paese (tra le 350 e le 400mila persone).

L'altro referendum riguarda le esportazioni di armi, un argomento sul quale gli svizzeri sono stati chiamati già due volte ad esprimersi, bocciando la proposta di vietarlo, l'ultima volta nel 1997 con il 77,5% dei voti.

Ma nel 2005, la pubblicazione delle statistiche sulle esportazioni di materiale bellico ha riacceso il dibattito. Il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) ha denunciato il fatto che fra i principali destinatari vi fossero paesi in situazioni di crisi o di conflitto, quali l'Iraq, il Pakistan e l'India.

Il testo prevede che la Confederazione sostenga e promuova gli sforzi internazionali nel campo del disarmo e del controllo degli armamenti. Quindi sancisce il divieto di esportazione e di transito attraverso la Svizzera di materiale bellico, comprese le tecnologie che possono servire alla produzione di armamenti.

Secondo le statistiche della Segreteria di Stato dell'economia (SECO), l'anno scorso la Svizzera ha esportato materiale bellico in 72 paesi per un totale di quasi 722 milioni di franchi. Le esportazioni di materiale bellico nel 2008 costituivano lo 0,33% del volume complessivo delle esportazioni svizzeri.