30 marzo 2020
Aggiornato 19:30
Dispiegamento di sicurezza senza precedenti

La Repubblica popolare cinese festeggia domani 60 anni

In programma parata militare, fuochi d'artifico, canti e balli

PECHINO - Con un dispiegamento di sicurezza senza precedenti, la Cina si appresta a festeggiare in pompa magna il primo ottobre il 60esimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese: una festa che la sapiente regia del regime ha trasformato in una celebrazione dello status del Paese di nuova potenza mondiale, in primis sul piano militare. Ma dai programmi - il clou sarà una straordinaria parata militare a cui prenderanno parte 100mila persone - emerge anche la volontà di dimostrare che la Cina è un Paese unito, a dispetto delle forti tensioni etniche e sociali degli ultimi tempi.

I festeggiamenti ripercorreranno il cammino di questo Paese, arretrato e isolato nel 1949 quando Mao Zedong proclamava, il 1 ottobre, davanti ad una marea umana a Piazza Tiananmen, la Repubblica popolare di Cina, e divenuto oggi, a 30 anni dall'apertura al capitalismo inaugurata da Deng Xiaoping, una grande potenza economica, diplomatica e militare.

Da più di un anno, l'Esercito popolare di liberazione (Apl), il più grande del mondo, prepara la sua prima parata degli ultimi dieci anni, che si concluderà a Piazza Tienanmen davanti al ritratto di Mao. L'Apl «mantiene la sua gloriosa tradizione di frugalità», ha assicurato il generale Gao Jianguo, ma questa costosa parata, sorvolata da 150 aerei, permetterà senz'altro all'Esercito cinese di dare una dimostrazione di forza. Saranno esibiti «52 tipi di articoli militari 100% cinesi» di cui «circa il 90% saranno mostrati per la prima volta», come cinque nuovi tipi di missili, compresi quelli balistici intercontinentali.

Circa 100.000 fra studenti e lavoratori sono stati mobilitati per la parata: danze, canti, carri allegorici colorati sormontati da spighe di riso giganti o da aerei, nella migliore tradizione socialista. Intorno a Tienanmen, dove faranno la loro comparsa i gerarchi, 56 imponenti colonne rosse e oro - come la bandiera nazionale - sono state erette per rappresentare le minoranze etniche di un Paese scosso nel 2008 dai moti nel Tibet e a luglio da disordini ancora più sanguinosi nello Xinjiang.

Per i pechinesi, i preparativi sono stati sinonimo di forti disagi; l'ossessione per la sicurezza del governo ha comportato il dispiegamento di forze di polizia in numero ancora superiore a quello dei Giochi Olimpici dell'agosto 2008.

Nel corso delle prove, il centro della megalopoli di 17 milioni di abitanti è stato paralizzato, come lo è nuovamente da oggi: ad alcuni cittadini è stato impedito di rientrare a casa, ad altri di uscire sui balconi; nelle metropolitane si viene perquisiti e per fare provviste bisognerà attendere fino a venerdì quando i negozi e i ristoranti saranno riaperti. Gli aquiloni sono stati vietati così come la vendita di coltelli. Indesiderate anche la pioggia e la nebbia: il cielo dovrebbe essere di un blu intenso per il 1 ottobre grazie a delle tecniche chimiche. Spettacolari fuochi d'artificio saranno l'altro punto di forza delle celebrazioni in una città che apparirà tutta fiorita e linda.

Ma la maggioranza dei pechinesi seguiranno le celebrazioni davanti alla televisione. Una televisione che da diverse settimane manda in onda senza tregua programmi propagandistici a gloria del Paese. Anche il cinema si è dato da fare in tal senso, requisendo le sue più grandi star per una superproduzione.

Off-limits, naturalmente, tutti i dibattiti sui questi 60 anni passati: soprattutto bocche cucite sugli anni di Mao, sulle decine di migliaia di morti del Grande Balzo in avanti e della Rivoluzione culturale e sulle repressioni della dissidenza.

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