19 giugno 2021
Aggiornato 02:30
C’è attesa per quanto diranno Stati Uniti e Cina alla conferenza mondiale che si apre oggi a New York

Barroso: «Il clima è a rischio disastro»

Intanto è cambiato il rapporto fra industria e ambiente: ora il business verde vale più di difesa e aerospazio

La comunità internazionale è alle prese con un problema «difficilissimo», «scomodo» ed è costretta ad affrontarlo nel bel mezzo di una recessione di portata mondiale. Ma sul nodo dei cambiamenti climatici si deve intervenire immediatamente, o la catastrofe sarà irreversibile. Lo ha detto il presidente americano Barack Obama, intervenendo al Summit sul clima, promosso al Palazzo di Vetro dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

«La maniera in cui la nostra generazione risponderà alla minaccia dei cambiamenti climatici - ha detto il presidente democratico, su posizioni radicalmente opposte rispetto al suo predecessore, George W. Bush - sarà giudicata dalla storia: se non agiremo con forza, in maniera rapida e tutti insieme rischiamo di consegnare alle generazioni future una catastrofe irreversibile».

CINA: «RIDURREMO SENSIBILMENTE EMISSIONI ENTRO 2020» - La Cina si impegna a ridurre «sensibilmente» le sue emissioni di CO2 entro il 2020. L'annuncio è venuto dal presidente cinese, Hu Jintao nel corso del summit sul cambiamento climatico convocato dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon a New York nella settimana di apertura della 64esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Davanti a una platea di oltre 100 leader mondiali, Hu ha precisato che il suo governo sta portando avanti enormi sforzi per ridurre le emissioni di anidride carbonica per ogni unità di prodotto nazionale lordo di un «margine notevole» entro il 2020, rispetto al 2005.

Pechino continuerà ad agire «con determinazione», ha assicurato il presidente cinese illustrando nuovi piani per l'estensione di programmi di risparmio energetico e ambiziosi obiettivi per la riduzione della «intensità» dell'inquinamento. Hu ha parlato di un importante aumento della superficie boschiva, di «tecnologie eco-sostenibili» e di un consumo pari al «15 percento» sul totale da fonti rinnovabili entro il 2020.

BARROSO: «IL CLIMA E' A RISCHIO DISASTRO» - E’ da New York che sapremo se i grandi del mondo hanno intenzione di andare verso la catastrofe climatica o se intendono veramente salvare il pianeta dall’abisso in cui l’inquinamento lo sta conducendo.
E’ il presidente dell’Unione europea, José Manuel Barroso a parlare di suicidio collettivo se non si interverrà in tempi brevi. A partire dall’avvio oggi della conferenza mondiale sui cambiamenti climatici che avrà il compito di rilanciare i negoziati in vista del vertice di Copenaghen fissato per il prossimo dicembre.
Per Barroso, non ci sono dubbi, l’offensiva per salvare il pianeta deve partire proprio da questa settimana al fine di garantire che a Copenaghen si arrivi ad un accordo globale per mantenere al disotto dei due gradi il riscaldamento globale.
Quante probabilità ci sono che l’appello di Barroso venga accolto dai 120 capi di stato e di governo presenti da oggi a New York?

ANNUNCIO CINESE - Inutile dire che c’è molta attesa per quanto dirà Barack Obama nel suo primo discorso Al Palazzo di Vetro.
Ma, a sorpresa, il discorso del Presidente degli Stati Uniti potrebbe passare in secondo piano rispetto ad un annuncio clamoroso che la Cina si appresterebbe a fare proprio dalla tribuna dell’Onu. Secondo quanto riferiscono fonti delle Nazioni Unite il presidente Hu JIntao sarebbe sul punto di smentire l’indifferenza che su questo problema si attribuisce al suo paese scodellando sul tavolo della conferenza di New York un pacchetto di misure capaci di ridurre in modo consistente le emissioni cinesi di gas a effetto serra.
Se la svolta cinese venisse confermata tutto il quadro mondiale sul clima potrebbe subire una accelerazione positiva. A partire dagli Stati Uniti.

IL SENATO USA - La posizione degli americani sulla riduzione dell’inquinamento globale è nota. Obama, ha fatto del clima uno dei suoi cavalli di battaglia e ha assunto sul tema un atteggiamento coraggioso presentando al Senato una legge in decisa controtendenza rispetto al suo predecessore. Ma la proposta del Presidente degli Stati Uniti sta incontrando più ostacoli del previsto anche fra le fila dei democratici, con il rischio, sollevato proprio dal capo della maggioranza dei democratici al Senato di Washington, che non venga approvata prima del prossimo anno.
Si arriverebbe così a Copenaghen con gli Stati Uniti a metà del guado sulle riduzioni di gas da adottare. Con quale esito sui paesi in via di sviluppo, già fortemente restii a frenare le loro ambizioni di sviluppo in nome del clima, è facile immaginare.
Ed è un cane che si morde la coda, perché molti senatori americani, anche democratici, sono contrari a fare adottare alloro paese obblighi sulle emissioni di gas serra se prima gli stessi obblighi non vengano estesi anche a Cina India e Brasile.

L’INDUSTRIA COLLABORA - L’annuncio dei cinesi, ci si augura, forse riuscirà ad indebolire la posizione dei negazionisti del Senato americano. Ma il fronte dell’utilitarismo miope potrebbe essere contraddetto anche dallo stesso sistema industriale che vuole proteggere.
Fra le relazioni che i delegati della conferenza di New York avranno a disposizione c’è infatti anche uno studio, il Carbon Disclosure Projet, il quale dimostra che il 52 per cento delle maggiori imprese americane quotate nel listino di Borsa ha già adottato misure per la riduzione delle emissioni serra infischiandosene dei ritardi della politica. E a favore della necessità di guardare all’ambiente con maggiore rispetto, anche a vantaggio delle imprese, non si sono pronunciati solo colossi come Nike e Wal-Mart: » Il 95 per cento dei nostri prodotti è basato sul cotone. La scarsità d’acqua per noi si tradurrebbe in un disastro», ha spiegato Anna Walker a nome della Levi Strauss.

IL BUSINESS VERDE - Che il rapporto fra industria e ambiente stia cambiando lo dimostrano anche le cifre del business verde.
La scorsa settimana il Financial Times ha pubblicato uno studio curato da Hsbc secondoil quale le imprese che vendono beni e servizi a basso contenuto di CO2, nello corso del 2008 hanno generato maggiori ricavi dei settori di aerospazio e difesa combinati, facendo di questo affare uno dei capisaldi dell’economia.
Le società quotate nel settore del cambiamento climatico, e cioè produttori di energie rinnovabili,società nucleari,di gestione dell’energia, società di gestione delle acque e dei rifiuti, hanno raggiunto un fatturato globale di 534miliardi di dollari,contro i 530 miliardi fatturati da difesa e aerospazio.
Inoltre, nonostante la recessione, i ricavi sono aumentati del75 per cento e il tasso di crescita ha superato di gran lunga le previsioni del rapporto Stern sul cambiamento climatico compilato per il governo di Londra tre anni fa.

LA POLITICA A UN BIVIO - «Io spero che questa settimana, a New York e Pittsburgh i leader mondiali si rendano conto che ci stiamo affacciando sull’orlo dell’abisso e quindi concorrano affinché, tutti insieme, ci si impegni portare avanti i negoziati» ha detto José Manuel Barroso, il quale ha aggiunto «Non è il momento per giocare a poker».

La riunione a New York non è chiamata a decidere nulla, la sede per le decisioni resta il vertice di Copenaghen. Ma oggi se a dicembre assisteremo aduna partita seria sul clima, o al solito gioco delle tre carte.