19 gennaio 2020
Aggiornato 22:00
Carcere militare americano di Bagram

Prigionieri del «Guantanamo afgano» protestano

Contro detenzioni illimitate. Lo hanno annunciato una Ong e l'esercito Usa

KAUBL - Centinaia di detenuti del carcere militare americano di Bagram, soprannominato talvolta «il Guantanamo afgano«, hanno dato il via oggi ad un movimento di protesta esprimendo il timore di essere incarcerati «indefinitamente». Lo hanno annunciato una Ong e l'esercito Usa.

Da inizio luglio, i prigionieri rifiutano di partecipare alle conversazioni video-telefoniche con le loro famiglie previste nel quadro di un programma del Comitato internazionale della Croce rossa (Icrc).

«L'Icrc sa che una certa tensione regnava nel centro detentivo di Bagram», ha dichiarato all'Afp Jessica Barry a proposito di questa prigione situata nella omonima base militare americana, la più grande dell'Afghanistan, a circa 30 chilometri a nord di Kabul. «Nella nostra ultima visita, a inizio luglio, i prigionieri non hanno voluto partecipare al programma che prevede le conversazioni video-telefoniche e le visite delle famiglie. L'Icrc lo ha sospeso ma è pronto a riprenderlo se lo vorranno i detenuti», ha aggiunto, senza ulteriori precisazioni.

La notizia è apparsa per la prima volta oggi sul quotidiano americano Washington Post, che ha riferito, citando avvocati e parenti dei prigionieri, che i detenuti rifiutano di lasciare le loro celle da due settimane per protestare contro la durata illimitata della loro detenzione. Inoltre, i detenuti rifiutano di andarsi a fare la doccia o di praticare degli sport, ma non hanno organizzato uno sciopero della fame e né hanno protestato con violenza, precisa il giornale.

Intervistato dall'Afp, un responsabile militare americano ha confermato che «centinaia» di detenuti protestavano oggi effettivamente contro quella che considerano una detenzione di una durata illimitata. Più di 600 persone arrestate nel quadro delle operazioni militari americane contro i talebani dal 2001 sono detenute a Bagram.

Nonostante i numerosi appelli delle associazioni in difesa dei diritti umani, i loro avvocati non sono stati autorizzati dagli americani a portare i loro casi in tribunale. Solamente l'Icrc è autorizzato dall'esercito Usa ad aver accesso a loro.

A inizio aprile, un giudice federale americano aveva riconosciuto a certi detenuti di Bagram il diritto di contestare la loro detenzione come possono farlo quelli di Guantanamo. L'amministrazione Obama ha deciso di fare appello a questa decisione.

A fine giugno, in una inchiesta diffusa dalla Bbc, degli ex detenuti di Bagram hanno affermato di avervi subito numerose sevizie. Incarcerati fra 2002 e 2008, hanno raccontato di essere stati picchiati, privati del sonno o minacciati con dei cani. Per condurre questa inchiesta, la Bbc aveva intervistato 27 ex detenuti nel corso di due mesi. Il Pentagono ha negato queste affermazioni, assicurando che tutti i detenuti di Bagram vengono trattati umanamente.