16 novembre 2019
Aggiornato 02:00

Golpe Honduras, su stampa sudamericana il protagonista è Chavez

Fidel Castro: golpe «errore suicida»

TEGUCIGALPA - Il golpe civile-militare in Honduras (così lo definisce il giornale boliviano La Prensa) cattura le prime pagine dei principali quotidiani sudamericani, in particolare quelli degli altri Paesi dell'Alba, l'organizzazione creata dal presidente venezuelano Hugo Chavez e della quale fa parte anche Tegucigalpa.

Il commento più illustre è quello di Fidel Castro: il Lider Maximo ha pubblicato un editoriale su «Granma» nel quale definisce il golpe contro il presidente Manuel Zelaya «un errore suicida» e qualifica l'Organizzazione degli Stati Americani (Osa), che pure ha condannato il colpo di Stato, come una «istituzione preistorica».

La posizione più agguerrita è quella venezuelana, con Chavez che dopo il temporaneo sequestro del proprio ambasciatore (che al momento del golpe si trovava nella residenza del ministro degli Esteri dell'Honduras, Patricia Rodas) ha minacciato l'intervento militare. El Nacional riporta anche la denuncia di maltrattamenti al diplomatico, ammiraglio Armando Laguna, mentre El Universal sottolinea la condanna del golpe da parte dell'Osa.

Chavez domina anche le prime pagine dei quotidiani boliviani, come il già citato La Prensa, mentre La Razon titola «Il mondo respinge il golpe in Honduras»; «I militari cacciano Zelaya, Chavez e i suoi alleati cercheranno di reinsendiarlo», titola l'ecuadoriano El Universo.

Non si schiera apertamente invece il nicaraguense La Prensa, che titola «Due presidenti per una poltrona» e nota come il colpo di Stato sia particolare perché se è vero che le forze armate lo hanno messo in atto è anche vero che hanno agito con la collaborazione dei poteri giudiziario e legislativo.

La stampa dell'Honduras dedica le prima pagine al nuovo Presidente (e compagno di partito) Roberto Micheletti, che promette di lottare contro la fame e si dichiara disposto ad un ampio dialogo con tutte le forze politiche e sociali, compreso lo stesso Zelaya; La Tribuna titola «il Paese in allarme per le ingerenze di Chavez», mentre Tiempo sottolinea come sia l'Osa che gli Stati Uniti abbiano condannato il colpo di Stato, con Washington che riconosce Zelaya come unico Presidente.

A scatenare la crisi la decisione di Zelaya - il cui mandato scade nel gennaio del 2010 - di convocare un referendum per una nuova Assemblea Costituente, con l'obbiettivo - secondo i suoi avversari, sia al governo che all'opposizione - di emendare la Carta fondamentale in modo da poter essere rieletto; lo stesso Parlamento aveva dichiarato la consultazione illegale.