16 settembre 2021
Aggiornato 23:00

Libano domani al voto, Hezbollah si sente favorito

Movimento sciita favorito nel voto del 7 giugno

BEIRUT - Una Beirut tranquilla, che procede con blandi ritmi estivi e vacanzieri, attende le legislative del 7 giugno che, stando alle previsioni, dovrebbe portare al potere l'opposizione guidata dal movimento sciita filo-iraniano Hezbollah di Hassan Nasrallah e dal partito cristiano dei Liberi Patrioti, a danno della maggioranza uscente che fa capo al leader sunnita filo-occidentale Saad Hariri.

In via Hamra, cuore commerciale della capitale libanese, le attivita' scorrono tranquille e a ricordare l'importante voto di domenica sono soltanto i manifesti elettorali che mostrano i volti sorridenti dei candidati.

Uomini soprattutto, perche' le donne, che pure in Libano godono di liberta' sconosciute in altri Stati della regione, rappresentano una frazione minima dei candidati e, dopo il 7 giugno, dovrebbero occupare non piu' di tre o quattro dei 128 seggi del Parlamento. Il «cielo azzurro» del partito sunnita Mustakbal (Futuro) di Hariri e il «sole giallo» di Hezbollah sono i simboli piu' visibili di una campagna elettorale che non ha avuto sussulti ma sulla quale vigilano in tutto il Libano migliaia di poliziotti e soldati.

La partita elettorale si gioca proprio tra i cristiani visto che i seggi destinati a sunniti e sciiti, di fatto sono gia' assegnati da tempo. Pur essendo minoranza (30% circa della popolazione) i cristiani hanno meta' dei seggi in Parlamento e sono decisivi per la vittoria di qualsiasi schieramento.

Hezbollah e l'altro partito sciita, Amal, alleandosi con i Liberi Patrioti dell'ex capo di stato maggiore, generale Michel Aoun, si sono garantiti la vittoria. Aoun infatti gode di ampia popolarita' - ma viene disprezzato dai suoi rivali politici cristiani - e dovrebbe conquistare circoscrizioni ritenute fondamentali per la vittoria finale che, in ogni caso, sara' di stretta misura.

Hezbollah nega di voler trasformare il Libano in una repubblica islamica e, in caso di vittoria, si dice pronto a formare un governo di unita' nazionale. «Dopo il 7 giugno cambiera' la scena politica nazionale. Intendiamo formare un governo di unita' nazionale ma molto dipendera' anche dall'altra parte politica», ha affermato in una intervista alla Ap il numero due di Hezbollah Naim Qassem, in riferimento al secco «no» ad un larga maggioranza di governo pronunciato da Saad Hariri, che nel 2005 seppe conquistare il consenso di tanti libanesi sull'onda dello sdegno popolare per l'assassinio del padre, Rafiq Hariri, attribuito da molti ai servizi segreti siriani. Cittadino saudita oltre che libanese, Saad Hariri peraltro avrebbe investito alcuni milioni di dollari (in buona parte donati da Riad) in viaggio-regalo offerti a cittadini libanesi residenti all'estero richiamati in patria per capovolgere un risultato elettorale che appare deciso.

Secondo indiscrezioni Hezbollah pur di evitare il boicottaggio internazionale, sarebbe pronto ad accettare la riconferma del premier Fuad Siniora, che per anni è stato il punto di riferimento privilegiato di Washington e dei Paesi europei. «In ogni caso è finita la Rivoluzione dei Cedri (2005) - nota con rammarico il cristiano Jean Abud - pensavamo di esserci liberati per sempre dei siriani e invece dopo il 7 giugno rischiamo di avere un Paese controllato non solo dalla Siria ma anche dall'Iran».