15 ottobre 2019
Aggiornato 13:00
In primo piano

Manifestazione a Pechino per accogliere Nancy Pelosi

In passato militante diritti umani ha più volte attaccato Cina

PECHINO - Anche se questa volta il Presidente della Camera dei Rappresentanti americana ha fatto capire che le questioni spinose non saranno all'ordine del giorno del viaggio in Cina, i perseguitati del Celeste Impero preferiscono tenere a mente Nancy Pelosi come il portabandiera della lotta per i diritti umani nel paese. «Pelosi aiutaci a combattere la corruzione, battiamoci per i diritti umani» si legge sullo striscione che circa 200 dimostranti hanno esposto questa mattina alla testa di una manifestazione a Pechino.

Sono venuti da ogni angolo del paese a chiedere giustizia per i torti più disparati, i «petitioner» radunati davanti alla stazione ferroviaria Sud della capitale. C'è chi si è fatto espropriare terreno per la costruzione di una nuova zona industriale nel nord del paese; chi cerca compensazioni per il marito morto ingiustamente in prigione senza poterne vedere il corpo prima della cremazione; chi è vittima di tassazione eccessiva da parte delle autorità locali.

Tutti ugualmente lamentano la corruzione dei piccoli funzionari e l'ineguaglianza della giustizia. «Quando arriviamo a Pechino per presentare le lamentele all'ufficio centrale, ogni volta troviamo gli ufficiali delle nostre province ad aspettarci» grida un uomo in mezzo alla folla.

«Come osano correrci dietro fino a qui» lamenta un altro mentre i dimostranti iniziano a cantare «Abbasso la corruzione, ridateci i diritti umani, viva il Partito Comunista». «E' perché ce l'hanno con i governi locali, e l'amministrazione centrale è pulita ai loro occhi, per questo vengono fin qui. Ma chi non ha ragioni per lamentarsi?» spiega una poliziotta che tiene d'occhio i dimostranti per due ore prima di disperderli.

«La corruzione è un fenomeno che non è ancora stato toccato dalla riforma del sistema politico- spiega ad Apcom Yang Jisheng, ex giornalista dell'agenzia Xinhua e autore del libro «Le lotte politiche nella Cina delle Riforme«- Non c'è ancora uguaglianza nei diritti, per questo molte voci si levano nel paese. La corruzione oggi è ancora più radicata che nel 1989, molto più forte di allora».

L'occasione per questa ennesima manifestazione è l'arrivo in Cina di Nancy Pelosi, col carico di reputazione che si è guadagnata nel corso degli anni. Dal 1991, quando venne sulla piazza Tiananmen per protestare contro la dura repressione del movimento studentesco che un paio di anni prima causò la morte di un migliaio di studenti. Poi lo scorso anno in occasione delle Olimpiadi, da Presidente della Camera, intimò a George W. Bush di boicottare la cerimonia di apertura a Pechino. E si spinse fino a rendere visita al Dalai Lama nella sede dell'esilio in India, a marzo del 2008. Ma questa volta, con la delicatezza propugnata dalla nuova amministrazione Obama, ha fatto capire di essere qui solo per questioni ambientali.

Arrivata ieri a Shanghai, sarà a Pechino da domani per partecipare a colloqui sul cambiamento climatico che prepareranno la conferenza mondiale di dicembre a Copenaghen. Come il Segretario di Stato Hillary Clinton, che l'ha preceduta lo scorso febbraio, non toccherà l'argomento per cui la sua fama ha scavalcato confini oceanici, nonostante i cinesi ripongano in essa grande fiducia.

Zhou Duo, uno dei 4 intellettuali che si unì agli studenti in protesta sulla piazza Tiananmen nel 1989, ha approfittato dell'occasione della visita oggi per chiedere ufficialmente l'autorizzazione per una manifestazione a ricordo del massacro di 20 anni fa. «In accordo con la 'Legge sulle manifestazioni della Repubblica Popolare Cinese» chiedo l'autorizzazione a manifestare con uno sciopero della fame in un luogo pubblico (parco Zizhuyuan) il prossimo 4 giugno, per chiedere la pubblicazione delle evidenze della repressione del 1989 e ribadire la mia libertà di espressione» si legge nella richiesta di autorizzazione che il professor Zhou intendeva presentare oggi alla polizia competente.

Stamattina, invece, è stato fermato dalle guardie all'ingresso della propria residenza e gli è stato intimato di non uscire. «Credevo che il Partito fosse migliorato, invece ho dovuto rendermi conto che è ancora come una volta- ha detto Zhou Duo ad Apcom- E con la polizia ne avevo già parlato, avevo detto: mostriamo una nuova faccia dei diritti umani in Cina, accordatemi il diritto di manifestare pacificamente e sarà l'occasione per offrire una buona reputazione al Partito e al Paese. Non pensavo che potesse andare a finire così».