Raid Usa libera il capitano Phillips, uccisi tre predoni
Obama: «Un esempio». Ancora nelle mani dei pirati la nave italiana
MOGADISCIO - Ha avuto un lieto fine la vicenda del capitano americano Richard Phillips, tenuto in ostaggio dai pirati somali a bordo di una scialuppa alla deriva nel Golfo di Aden in cambio della libertà dell'equipaggio della sua nave, la Maersk Alabama: dopo il fallimento delle trattative con i capi tribali somali, la marina militare americana ha compiuto un 'blitz' in cui sono stati uccisi tre pirati e arrestato un quarto, mentre Phillips è stato tratto in salvo a bordo di una nave militare ed è illeso.
La notizia, inizialmente diffusa da fonti dell'intelligence statunitense, è stata confermata dall'armatore della Maersk, John Reinhart, che ha detto di essere stato informato dal governo dell'avvenuta liberazione del capitano e di aver informato moglie del comandante, Andrea. Anche la marina militare ha successivamente confermato la notizia: Phillips, che ha 53 anni, sta «riposando comodamente» a bordo della Uss Boxer, al largo della coste della Somalia, ha indicato il luogotenente americano Nathan Christensen. Secondo un ufficiale del Dipartimento della Difesa, il capitano della Maersk Alabama era in «imminente pericolo» di essere ucciso dai pirati quando è scattato il raid dei marines.
La sua liberazione, ha comunicato la Quinta flotta della U.S. Navy, è avvenuta alle 19.19 con un'operazione armata in cui sono stati uccisi tre pirati e catturato un quarto: contro quest'ultimo, il dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha indicato che sta esaminando «prove e altre circostanze» per determinare se giudicarlo negli Stati Uniti, ha indicato il portavoce Dean Boyd. Dopo il raid Phillips è stato dapprima portato a bordo della Uss Bainbridge e quindi trasferito sulla Boxer per un controllo medico. I 19 membri dell'equipaggio della Maersk Alabama, approdati ieri nel porto di Mombasa, in Kenya, hanno salutato la notizia della liberazione del loro comandante issando una bandiera a stelle e strisce su una ringhiera in cima alla loro nave: hanno anche sparato un razzo rosso in cielo.
Il raid, che secondo fonti dell'amministrazione Usa è stato ordinato al Dipartimento della Difesa dallo stesso presidente Barack Obama, ha messo fine a una situazione che rischiava di deteriorarsi anche politicamente, con diversi senatori dell'opposizione repubblicana ma anche della maggioranza democratica che oggi avevano chiesto un'approccio «più aggressivo» contro i pirati. Obama si è detto «molto contento» della liberazione di Phillips, che ha definito «un esempio per tutti gli americani» per il suo eroismo. Il presidente ha sottolineato che l'incolumità del capitano era «la principale preoccupazione» mentre era tenuto in ostaggio dai pirati e si è detto orgoglioso dell'esercito e delle altre agenzie degli Stati Uniti che hanno lavorato per favorire la liberazione. Fedele alla sua linea multilaterale, il presidente ha poi aggiunto che gli Stati Uniti hanno bisogno dell'assistenza delle altre nazioni per affrontare la minaccia dei pirati e punirli per le loro azioni.
Da ieri, ben tre navi da guerra americane si erano avvicinate alla scialuppa su cui era tenuto in ostaggio Phillips, che aveva anche tentato invano la fuga venerdì ma era stato ripreso dai pirati. I rapitori avevano anche aperto il fuoco contro una delle navi, che si era avvicinata troppo, ma senza fare feriti. Ormai priva di carburante, la scialuppa era alla deriva e le autorità statunitensi hanno deciso di intervenire per rompere una situazione di stallo che lasciava poche alternative: nella tarda serata di ieri, secondo il commissario della regione somala di Mudug, Abdi Aziz Aw Yusuf, «i negoziati fra gli anziani e gli ufficiali americani si sono interrotti», a causa dell'insistenza americana per arrestare i pirati, mentre i somali premevano per uno scambio alla pari fra il capitano e i pirati circondati dalle navi.
Resta invece nelle mani dei pirati il Buccaneer, il rimorchiatore italiano sequestrato ieri dai pirati con 16 uomini a bordo, di cui 10 marinai italiani: la società proprietaria della nave, la Micoperi di Ravenna, si è chiusa in silenzio stampa e ha parlato in una nota di «alcuni giorni di attesa prima che si stabilisca un contatto» con i predoni. La nave sarebbe già approdata sulla costa somala, ma non è noto il punto esatto, mentre per il momento non vi sono notizia di richieste di riscatto. Secondo Andrew Mwangura, capo dell'East African Seafarer Assistance Programme (Easap), uno dei massimi esperti sulla pirateria in Somalia, se ci saranno negoziati fra italiani e somali «saranno fluidi» e «rapidi»: un riscatto per una nave come il 'Buccaneer' con equipaggio - ha detto Mwangura - «può arrivare a 2 milioni di dollari».