28 gennaio 2020
Aggiornato 11:00

Iraq: misteriosi omicidi a Baghdad, è iniziata la caccia ai gay?

I delitti nel sobborgo sciita di Sadr City

BAGHDAD - «Munharif» (Deviato). Con questa scritta su un cartello appeso al collo sono stati trovati i corpi senza vita di tre ragazzi iracheni gay negli ultimi tre giorni. E' quanto riporta il sito web della tv satellitare al Arabiya sul macabro risultato della guerra agli omosessuali dichiarata dagli imam delle moschee di Sadr City, il grande sobborgo sciita a est della capitale Baghdad.

Secondo fonti della sicurezza e testimonianze oculari raccolte dall'emittente arabe, due delle vittime, «di 16 e 18 anni», «prima di essere uccisi con colpi d'arma da fuoco erano stati torturati». Lo stesso sito riferisce del ritrovamento del cadavere di «altri quattro giovani omosessuali», lo scorso 26 marzo presso un argine di un canale nello stesso sobborgo sciita «dopo che le loro tribù li avevano ripudiati». Nello stesso giorno, «un caffè frequentato da ragazzi gay è stato incendiato e distrutto completamente». Due delle persone trovate morte avevano subito «fratture alle braccia e alle gambe a seguito di un'aggressione subita qualche giorno prima da un gruppo di uomini».

A sostegno di quella che sembra una vera e propria campagna di sterminio, ci sono in prima fila gli ulema islamici: venerdì scorso, nel suo sermone settimanale, l'imam della principale moschea parlando di «giovani che indossano abbigliamenti simili a quelli delle donne e si comportano da femmine» ha ordinato ai suoi fedeli di «fermare il fenomeno che minaccia l'onore, la dignità e purezza» degli abitanti del sobborgo.

Sui siti web di «organizzazioni gay e lesbiche irachene» , girano foto di cadaveri di «gay vittime delle squadre della morte: uccisi per la loro identità sessuale», recita il titolo delle loro denunce. Un rapporto dell'Onu emesso alla fine del 2006, citato da al Arabiya, afferma che «nonostante che la costituzione irachena salvaguardi i loro diritti, i 'sessualmente diversi' sono oggetto di brutali violenze». Gruppi di organizzazioni armate invierebbero lettere ai familiari dei sospetti gay minacciandole di morte se «non consegnano il loro figlio vivo o morto».

Il sito di al Arabiya attribuisce la campagna di repressione all'estendersi del fenomeno di giovani che vanno a giro con «pantaloni stretti» a causa della «relativa libertà sopraggiunta nel sobborgo dopo lo scioglimento delle milizie sciite al Mehdi».