13 dicembre 2018
Aggiornato 09:00

Brunetta e la fretta di fare le riforme all'insegna del rigore

L'esponente di Forza Italia lancia un allarme sulle scadenze del Def: ecco i rischi
Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta
Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA - Mentre i leader di Lega e Movimento 5 Stelle, Matteo Salvini e Luigi di Maio, sono ancora impegnati nella loro personale guerra di posizione, nella difficile fase post-elettorale che porterà alla formazione di un nuovo governo, il semestre europeo di bilancio va avanti imperterrito per la sua strada, senza aspettare l'evolversi del quadro politico italiano. "Le istituzioni europee e i mercati finanziari possono forse pazientare un altro po', ma non sono certamente disposti ad accettare che lo stallo istituzionale nel quale l'Italia è entrata si protragga ancora a lungo. I principali gestori di fondi internazionali hanno già lasciato capire da tempo che c'è un rischio svendita dei nostri titoli di Stato». Forse non adesso, più probabilmente il prossimo autunno, quando la Banca Centrale Europea cesserà definitivamente di acquistare i nostri titoli di Stato. Renato Brunetta ne è certo: bisogna agire, e bisogna farlo subito. Urge immediatamente presentare il Def.

La scadenza del 30 aprile
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è in procinto di iniziare il secondo giro di colloqui con i leader dei partiti, ma intanto, a causa dell'assenza di un governo pienamente legittimato e di un ministro dell'Economia dotato di pieni poteri, il Documento di Economia e Finanza non è stato ancora presentato alle Camere e i parlamentari che saranno tenuti ad esaminarlo non sanno ancora qual è il suo contenuto, dato che l'attuale ministro senza poteri Pier Carlo Padoan non ha fatto trapelare nulla sul quadro macroeconomico e sui saldi di bilancio che il suo ministero sta predisponendo. "E' forse opportuno ricordare" sottolinea il deputato azzurro, "che il DEF deve essere presentato alla Commissione Europea entro il 30 aprile, dopo un obbligatorio passaggio parlamentare». Anche se Bruxellles ha già dichiarato di voler concederci qualche giorno di tempo in più, i giorni a disposizione per poter scrivere il quadro programmatico del documento, farlo esaminare dalla Commissione istituita ad hoc e assoggettarlo alle risoluzioni che verranno presentate dai partiti, sono ormai molto pochi.

Un altro aumento dell'Iva in vista?
Presentare alla Commissione un DEF senza quadro programmatico, contenente il preciso impegno scritto di voler disinnescare le clausole di salvaguardia sull'aumento dell'IVA per il 2019, è una ipotesi che secondo Brunetta va scongiurata in ogni modo. "Vorrebbe dire lasciare totalmente nelle mani dell'Europa il destino dei nostri conti pubblici, soprattutto considerando che la Commissione ha sempre lasciato intendere di essere favorevole ad un inasprimento della tassazione indiretta, in quanto la giudica meno distorsiva di altre".

I rischi
C'è anche un altro rischio - elenca l'esponente di Fi - da tenere presente: gli ultimi dati sulla produzione industriale italiana sono stati negativi per il secondo mese di fila e diversi indicatori macro sull'andamento dell'economia europea lasciano intuire che il picco di crescita potrebbe essere stato superato nell'eurozona, Germania compresa. Complice il deteriorato quadro politico internazionale, con la guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina, la guerra in Medio Oriente, e l'imminente uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, "il secondo semestre dell'anno potrebbe, quindi, riservare sorprese negative per la nostra economia e per i nostri conti pubblici. Scrivere il quadro programmatico a settembre, quindi, potrebbe essere molto rischioso".

Subito un governo
L'unico modo per scongiurare tutti questi rischi potrebbe essere allora avere un governo in breve tempo. "Un governo di tutti, per le famiglie e per le imprese». Un Governo che prosegua la strategia della crescita senza tralasciare il percorso virtuoso di risanamento dei conti pubblici, che rispetti i parametri europei su deficit e debito. Tutto secondo i diktat di Bruxelles, dunque, come nella migliore delle tradizioni. Se la Germania ha potuto permettersi 6 mesi di stallo prima di vedere la nascita di un nuovo esecutivo, l'Italia non se lo può permettere. "La nostra situazione economica e finanziaria non ce lo permette" spiega Brunetta. "Non è tanto per il gusto di obbedire ciecamente alle regole europee che abbiamo l'obbligo di essere virtuosi, quanto perché conviene presentarci alle istituzioni europee e ai mercati finanziari con i conti in ordine, con una spending review fatta, con un serio piano di attacco al debito fatto, con la revisione del sistema fiscale fatta». Per questo, si augura l'azzurro, "spero che l'ormai imminente giro di consultazioni del presidente Mattarella possa finalmente rompere l'impasse politica e permetta ad un governo a trazione centrodestra di poter da subito riprendere in mano il controllo della nostra economia".