7 aprile 2020
Aggiornato 09:00
Caso Cartellopoli

Cartelloni pubblicitari: Bernabè, Roma è la peggiore città del mondo

Il Presidente Telecom: «Non useremo più pannelli in strada». Insomma la battaglia alla legalità parte dalla prima azienda di telefonia italiana che è tra i «big spender» cioè tra le società che investono di più in pubblicità

ROMA - «Cartelloni pubblicitari: Roma è la peggiore città al mondo. Non viene tutelato il decoro e l'importanza storica e archeologica della metropoli». L'affondo sul caso Cartellopoli arriva dal presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè. Che in un'intervista a Repubblica annuncia: «L'azienda non farà più pubblicità sugli impianti stradali». Insomma la battaglia alla legalità parte dalla prima azienda di telefonia italiana che è tra i big spender cioè tra le società che investono di più in pubblicità.
Il numero uno di Telecom critica aspramente il lassismo del comune di Roma con la città invasa da decine di migliaia di impianti pubblicitari: in alcune strade ce ne sono uno ogni otto metri, altre detengono il record di cartelli nello spartitraffico. «La situazione romana - osserva - non ha eguali nel mondo. Neanche nei Paesi in via di sviluppo ho mai visto una tale indecenza».

Ad esempio?
«San Paolo, in Brasile, era un caso analogo a Roma. Poi hanno fatto un'ordinanza per promuovere il decoro. E oggi sono vietati tutti gli impianti pubblicitari. A Pechino non c'è un cartellone. Pensi che lì, nonostante la siccità, tutte le aiuole sono sempre perfettamente fiorite».

In Europa e in Italia invece com'è la situazione?
«In Europa - risponde Bernabè - c'è massimo rispetto e tutela, salvo la Francia che ha però regole molto rigide, la giungla romana non l'ho mai vista. Anche in Trentino hanno vietato l'installazione di cartelloni stradali».

Roma, insomma, conquista la maglia nera.
«Sì. Negli ultimi dieci anni - spiega il presidente di Telecom - la situazione è peggiorata, ma solo negli ultimi due è diventata devastante».

Bernabè giudica positivamente i comitati che scendono in piazza e che due anni fa hanno raccolto diecimila firme per modificare il regolamento sulle affissioni...
«Appoggio e sostengo i comitati. Come Telecom posso dire che aboliremo la pubblicità sugli impianti stradali ma manterremo ovviamente quella negli aeroporti e nelle stazioni. Una città come Roma non dovrebbe avere neanche un cartellone».

È capitato, però, anche all'azienda di cui lei è presidente di fare pubblicità in strada.
«Sì, ma la percentuale della pubblicità su strada è bassissima rispetto a quella che facciamo su internet o in tv. Noi non la gestiamo direttamente, ma ci affidiamo a delle agenzie pubblicitarie. E ci sono fenomeni che sfuggono al nostro controllo».

Cosa intende fare per fronteggiare il problema?
«Sto riorganizzando il settore - risponde Bernabè a Repubblica - e avvierò un'azione di moral suasion anche con altre aziende. Sono in gioco la sicurezza urbana e stradale oltre che il decoro».

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