Kafka viaggia in Alta Velocità
Intanto stanno per saltare i finanziamenti europei e i francesi potrebbero chiedere un risarcimento miliardario
C’è un signore che per quattro anni si è aggirato invano per la Val Susa, in Piemonte, con sotto il braccio un libro, «Il Castello» di Franz Kafka.
Dopo avere cercato, senza esito, di interessare alle vicende e ai personaggi di questo monumento dell’impotenza e della frustrazione,valligiani, amministratori, tecnici, protestari, «no Tav», «no global», politici e mercanti, il signore in questione si è arreso ed è sceso a Roma nella speranza di incappare in orecchie meno sorde alle angosciose storie del «Castello» kafkiano.
Stiamo parlando di Mario Virano, sessantadue anni, architetto, barbetta sale e pepe, riconosciuto in tutto il Piemonte, prima degli ultimi quattro anni, come un duro, uno che viene dalla scuola del Pci, che non lo smonti nemmeno con le cannonate.
Ora, dopo quattro anni di testate contro il muro sta cercando qualcuno nelle cui mani rimettere il mandato di Commissario governativo dell’Osservatorio per la linea ad Alta Velocità che dovrebbe unire Torino a Lione.
Sono già due volte che si dimette, ma il governo invariabilmente lo rispedisce in mezzo al ring, come quei secondi che chiedono al loro pugile di restare in piedi a tutti i costi per un altro paio di round, altrimenti salta la «borsa».
Virano questa volta è sceso a Roma con la convinzione che, a questo punto dell’incontro, l’unica cosa che resti da fare è buttare l’asciugamano in mezzo al tappeto e poi vedere se finalmente si smuove qualcosa.
Di tornare a prendere cazzotti in Val Susa, non se la sente: Non tanto perché fa male, ma soprattutto perché ha capito che è inutile.
Dargli torto sarà difficile anche per un re della trattativa come Gianni letta, dal quale è andato a chiedere aiuto.
Mario Virano da Commissario per la Tav ha presieduto 116 sedute dell’Osservatorio e discusso di 91 sondaggi geognostici avviati prima dei lavori.
Delle centosedici sedute l’ultima è stata un capolavoro. Dopo l’accorpamento delle tre Comunità montane di Alta e Bassa Val Susa e Val Sangone, il presidente della nuova entità, si chiama Sandro Plano, si è presentato alla riunione solo per dire di non poter indicare i rappresentanti tecnici della sua Comunità in seno all’Osservatorio, ma allo stesso di non poter accettare la proroga dei tecnici espressi in precedenza.
La replica stizzita di Mario Virano è stata repentina: «Ma il prossimo 31 gennaio, se non presentiamo un progetto, se ne vanno in fumo i finanziamenti dell’Unione Europea».
Chiunque avrebbe vacillato davanti a questo pericolo incombente, ma non Sandro Plano che doveva avere già previsto di essere messo davanti ad un fatto compiuto, tanto è vero che, calmo calmo, ha risposto che la Comunità montana non si sente vincolata dalle tempistiche europee.
Intanto a Virano cominciava scorrere del sudore freddo per la schiena al pensiero che i francesi dalla loro parte hanno già provveduto a buona parte del tunnel e speso un sacco di quattrini che, se il progetto andasse definitivamente in fumo, sicuramente vorranno indietro dall’Italia.
E stiamo parlando di miliardi di euro.
E’ a questo punto che l’architetto Mario Virano, scelto dal centrodestra in nome del suo passato stalinista, ha telefonato alla sua segretaria e le ha chiesto di prenotare un biglietto per Roma. Destinazione finale, Palazzo Chigi.
Vogliamo proseguire ripetendo per l’ennesima volta il ritornello dell’Italia bloccata dal partito dei »signor no»?
Possiamo solo ricordare, per concludere, che il Consigliere regionale del Prc, Jiuri Bossuto, sul sito «No Tir» (sottotitolo «No Tav») ha definito l’ Alta Velocità: «idolo pagano».
Amen.