17 agosto 2019
Aggiornato 22:30
Immigrazione clandestina

Badanti,Cgil e Acli: provvedimento ok ma riguardi tutti

Anche operai o braccianti. Non discrimini datori lavoro stranieri

ROMA - E' un passo avanti, ma la regolarizzazione va estesa a tutti i lavoratori, non solo agli immigrati. E' uguale la posizione della Cgil e quella delle Acli sul provvedimento annunciato dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e da quello dell'Interno, Roberto Maroni. Anche nel 2002, ricordano, l'allora governo Berlusconi puntava inizialmente a una regolarizzazione riservata solo a colf e badanti. Dopodiché, su pressione anche dei sindacati, decise di promuovere una sanatoria generale. Questa volta, si augurano, potrebbe andare nello stesso modo.

Per il provvedimento, spiega ad Apcom Piero Soldini, responsabile immigrazione della Cgil, potrebbero esserci gli estremi per due diverse impugnazioni. La prima di fronte alla Corte di giustizia europea, la seconda alla magistra italiana. «Il punto debole del provvedimento - dice Soldini - che ne inficia anche la ratio, è che riguarda solo il lavoro domestico. Quella è una parte, non il tutto. Questo configura una discriminazione che potrebbe essere impugnata in sede europea». Inoltre, prosegue, il testo prevede, come ha annunciato Maroni, per gli immigrati che volessero regolarizzare una badante in casa propria, la condizione di avere la residenza in Italia da almeno cinque anni. Una condizione, dice il ministro, inserita «per evitare trucchi».

«Atteggiamento discriminatorio», ribatte invece la Cgil. «Già nel decreto flussi 2008 - ricorda Soldini - il Governo aveva escluso i datori di lavoro stranieri, che non potevano regolarizzare i propri dipendenti. Furono costretti dal nostro ricorso a un passo indietro. Ora sanno che non possono più fare un passo falso, e allora si limitano a chiedere i 5 anni di residenza. Ma l'idea di fondo è sempre la stessa: la badante deve essere straniera e la famiglia strettamente italiana. Una cosa che ci metterà alla berlina sui giornali internazionali, per l'ennesima volta». Questo criterio dei cinque anni di residenza, spiega Soldini, non è previsto nella legge Bossi Fini. «Perciò stiamo valutando la possibilità di un ricorso».

Il motivo per cui il Governo insiste tanto su colf e badanti e non vuole regolarizzare gli altri, spiega ad Apcom Pino Gulia, responsabile del patronato Acli per gli immigrati, è che lo scopo è solo quello di evitare di mettere le famiglie italiane in difficoltà. Con il nuovo reato di clandestinità, le famiglie che hanno in casa una badante rischiano l'accusa di favoreggiamento. E così il Governo corre ai ripari. «In questo ragionamento - sottolinea Gulia - il fatto che qualche immigrato venga regolarizzato è un effetto, non un obiettivo. E' solo l'ultimo anello della catena». Certo, spiega, la regolarizzazione delle badanti è di per sé un risultato importante: «Non possiamo che essere contenti perché è stato accolto finalmente quello che chiedevamo da mesi. Inoltre è positivo che non vengano esclusi dalla procedura quelli che avevano fatto domanda di regolarizzazione nell'ambito dei flussi. Ma non è chiaro perché il tutto debba essere limitato solo a una determinata categoria». «E' complicato - sottolinea Soldini - spiegare che il lavoro domestico delle badanti sia socialmente utile e quello del metalmeccanico o del bracciante agricolo sia meno utile dal punto di vista sociale. Certo le badanti vengono pagate poco e suppliscono a carenze enormi del nostro welfare. Ma anche per gli altri - conclude - la situazione non è molto diversa».