19 agosto 2019
Aggiornato 20:00

Badanti, ADOC: solo una colf su due regolarizzata

Oltre 1 milione lavorano in nero

ROMA - Secondo uno studio dell'Acli il 57% delle colf lavora in nero. L'Adoc conferma il dato ed esprime preoccupazione per l'oltre un milione di famiglie che usufruiscono in modo non regolare dei servizi delle badanti.

«Solo 650mila badanti sono regolarizzate - dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - mentre oltre 1 milione di famiglie risultano utilizzare servizi di colf irregolari. Tra queste famiglie, più della metà, il 58%, sarebbe disposte a regolarizzare la posizione se fosse possibile una sanatoria, anche pagando delle penali. Il 24% non lo farebbe solo per i costi troppo alti dei contributi da versare e la mancanza di incentivi statali, il 18% non è interessato al problema. Non voler far collaborare i cittadini attraverso l'utilizzo di autodichiarazioni per il versamento dei contributi è un segnale di sfiducia nei loro confronti. Inoltre, la presenza di una badante non in regola provoca stress e disagio psicologico, e non permette alla famiglia di poterla sottoporre a controlli sanitari e di iscriverla a corsi di aggiornamento, con il rischio di peggiorare il disagio del familiare bisognoso di aiuto.»

Per Adoc le badanti costituiscono una risorsa importante per le famiglie con anziani a carico e per lo Stato.

«Il loro lavoro è una risorsa importante per gli anziani e per lo Stato, soprattutto in un momento di crisi - continua Pileri - lo Stato, grazie al loro impegno, ottiene un risparmio annuo di circa 45 miliardi di euro, considerando che una degenza nelle case di riposo costa al welfare mediamente 26.000 euro a persona e alle famiglie altri 18.000 euro. Se venisse poi sanata la posizione di tutte le colf irregolari, lo Stato potrebbe incassare oltre 800 milioni dal pagamento di tasse e contributi. Per molte famiglie le badanti rappresentano l'unica soluzione possibile per ottenere assistenza infermieristica continua. Qualora la loro posizione non dovesse venire regolarizzata, si avrebbe un grave danno sociale ed economico. Le famiglie sarebbero costrette a dover sobbarcarsi il costo di una casa di riposo o rinunciare alle cure. E poche possono permetterselo».