22 gennaio 2022
Aggiornato 07:00
Impiegati e commessi si portano sempre più numerosi il pranzo da casa. E allora...

Fuga dai bar: e Milano blocca i prezzi per 4 mesi

Un risparmio di 45 euro al mese

La Fipe (Federazione dei pubblici esercizi) fissa il blocco dei prezzi, solo per i prossimi 4 mesi, nei bar milanesi.
Dal 1° novembre, dunque, fermo-prezzi su cornetti, aperitivi e pranzi per cercare di arginare la crisi che ormai attanaglia il settore bar. La tendenza, infatti, per i consumatori milanesi è sempre più quella di portarsi il pranzo da casa oppure di andare nei supermercati a comprare il necessario per il pasto delle 13.

Impiegati, commesse ma anche dirigenti, sempre più orientati, per causa di forza maggiore, a «tirare la cinghia» anche sui consumi delle prime colazioni: a casa e non più al bar con brioche e cappuccino.

Un risparmio di 45 euro al mese
Un risparmio, in termini economici, che oscillerebbe tra i 40 e i 45 euro al mese. Quello che, al contrario, sembra comunque reggere è il caffé. Le 700.000 tazzine al giorno (equiparabili a un giro di affari di 255 milioni di euro all’anno) consumate ai banconi degli esercizi pubblici milanesi, infatti, tengono botta nonostante la crisi dei listini dei bar equiparabile, per certi versi, al crollo di quelli borsistici.
Una tenuta dovuta forse più al fatto che il caffé al bar, per gli italiani, è più un rito che altro. I dati forniti dall’associazione consumatori (Adoc) attestano, infatti, che, negli ultimi 8 anni, il costo di una tazzina di caffé è cresciuto del 40%. Un vero sproposito.
La Fipe quindi in questi giorni ha scelto la via del congelamento dei prezzi. Una soluzione «postuma» che forse non aiuterà i bar che versano in una reale condizione di crisi, ma che, si spera, incentiverà quanti un tempo la birra e il panino lo consumavano seduti ai piedi del «Dom de Milan».

Elisabetta Reguitti