30 agosto 2025
Aggiornato 18:00
Italians do it better

Manager italiani formato esportazione

Promelec International, società specializzata nella ricerca di profili executive, fornisce una rilettura dei dati relativi alla mobilita` dei manager italiani fuori dai confini nazionali attraverso una sua ricerca interna

Promelec International, Società italiana specializzata in executive search presente sul mercato da ben 20 anni, ha condotto un’indagine interna sulla ricerca di profili executive per grandi aziende straniere dalla quale èemersa la crescente tendenza dei manager nostrani a trasferirsi all`estero per guidare progetti di sviluppo internazionale, gestire joint venture e avere la responsabilità` di filiali decentralizzate. La tendenza in atto è in costante crescita. Basti pensare che solo negli ultimi tre anni il numero dei manager italiani all`estero è aumentato del 90%. Le figure piuma richieste risultano essere general manager (42%) e direttori di stabilimento (25%) compresi in una fascia di età giovane che va dai 30 ai 38 anni.

Questi dati rappresentano un netto cambiamento con il passato: sino a qualche anno fa, infatti, il numero degli italiani all`estero era particolarmente limitato. Cioè non era sicuramente dovuto ad una scarsa considerazione degli executive italiani, quanto piuttosto all`estraneità`dei manager e delle imprese ad una cultura della mobilita.

«Se nel 2003 solo il 3% degli incarichi condotti dalla nostra società riguardavano posizioni manageriali all'estero» dichiara Ettore Graziadei, Managing Partner di Promelec International. «nel 2007 questa quota è salita al 13% e prevediamo che sia destinata a crescere ulteriormente nei prossimi anni». Nell`80% dei casi il profilo ricercato è quello di un manager di nazionalità italiana, ma di cultura internazionale, disponibile a trasferirsi per un periodo minimo di quattro anni all'estero, oppure che sia già residente nel Paese di interesse e desideroso di prolungare la sua permanenza.

A prova del valore dei manager italiani all`estero, Ettore Graziadei cita i pionieri di questa tendenza. Nomi di spicco nello scenario imprenditoriale che, con il loro operato, hanno accreditato la fama del nostro lavoro manageriale: » Renato Ruggero, Direttore Generale WTO dal 1995 al 1999, e Paolo Fresco (General Electric) a Elio Catania e Lucio Stanca (IBM), Mario Draghi (Goldman Sachs), Paolo Scaroni (Saint-Gobain) e Angela Paciello (Henkel), tutti tornati in patria dopo aver occupato posizioni di assoluto prestigio ai piani alti di grandi istituti finanziari e multinazionali.

Ettore Graziadei conclude affermando che la chiave di lettura di questo trend è da individuarsi non solo nella preparazione dei manager, ma principalmente nella volontà delle aziende nostrane di mantenere la propria italianista all`estero come tratto distintivo e qualificante del proprio business: «Il requisito della nazionalità italiana nasce da motivazioni di ordine culturale più che da un riconoscimento di maggiori competenze e capacità. Quando le aziende varano progetti di investimento e start-up all'estero, si sentono rassicurate nel sapere che chi gestisce i loro interessi è una persona con cui condividono lingua, cultura e approccio al business, con cui è facile stabilire un rapporto fiduciario e che porta avanti quel bagaglio di competenze e «saper fare» spesso nate all’ombra dei nostri campanili».