12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
La Repubblica delle Idee

Con il populismo si rischia una balcanizzazione dell’Europa

Rumiz non ha paura del terrorismo, ma delle reazioni nazionalistiche che ne possono scaturire, mettendo a rischio la tenuta dell’Ue. Ovadia condanna il ‘dio denaro’ e parla del conflitto delle idee come elemento naturale dell’uomo.

UDINE - Il tema della paura, il confronto con l’altro, il rischio di derive populiste. La giornata conclusiva del festival La Repubblica delle Idee ha regalato al pubblico che ha affollato l’ex chiesa di San Francesco, un confronto di altissimo livello tra Moni Ovadia e Paolo Rumiz, sollecitati dal direttore del Messaggero Veneto Tommaso Cerno.

LA PAURA - Il sentimento della paura, in Europa, scaturisce dalla consapevolezza che l’Occidente, ormai, non riesce più a comprendere e ad affrontare gli accadimenti del mondo. Una consapevolezza da cui Cerno è partito per dare concretezza al dibattito. «Il mondo è diventato indecifrabile - ha commentato Ovadia - nel momento in cui è diventato più piccolo, non più confinato lontano da noi. Per riuscire a comprenderlo è indispensabile cambiare ottica e ammettere gli sbagli commessi nel passato». Per Rumiz la società di oggi è incapace di riconoscere la paura: «La nostra epoca ha espulso questa emozione: il nostro mondo è artificiale, pieno di rumori di fondo, e la percezione della paura si è attenuata, così come quella del pericolo. Non siamo più capaci di decriptare, nel paesaggio o negli occhi delle persone, il pericolo».

I POPULISMI - A Rumiz, una paura è rimasta: quella del populismo. «La mia paura non è nei confronti del terrorismo, ma nella reazione nazionalista e populista che il terrorismo può innescare in Ue. Ho il timore possa verificarsi una balcanizzazione dell’Europa». La colpa del populismo in ascesa, per Ovadia, va ricercata nel ‘dio denaro’: «Per sconfiggere i populismi bisogna mettere fine alla centralità del denaro: basta con l’ideologia della speculazione finanziaria e delle banche al centro dell’economia».

XENOFOBIA E RAZZISMO - Rumiz considera la xenofobia uno degli istanti naturali del genere umano, intesa come senso di timore e di spaesamento di fronte a un altro ‘diverso’, ma con la possibilità di dialogo. Il razzismo, invece, è chiusura è disprezzo verso l’altro. «Uno dei grandi errori della politica - ha affermato il giornalista triestino - è aver contribuito ad assimilare la xenofobia al razzismo. Credo che sia opportuno accettare la xenofobia come debolezza naturale dell’essere umano per evitare che sfoci in razzismo». Partendo da qui, Ovadia, ha cercato di dare una spiegazione al tema del conflitto con l’altro, che trova origine nell’ambito del sistema famiglia, tra storia biblica e storia di civiltà. «Il conflitto, di per sé elemento naturale nell’uomo - ha detto Ovadia - va trasformato in conflitto di idee». Un po’ come avviene naturalmente nel rapporto tra uomo e donna (all’interno del matrimonio) o tra gli studiosi dei testi sacri ebraici, che si confrontano vis a vis, anche con toni accesi, dialogando sulle scritture. Una ‘finezza’ intellettuale difficile da trovare nella classe politica di oggi, come ha messo in evidenza Rumiz. «Aspetto da quarant’anni che nasca un patriottismo regionale basato sulle differenze dei nostri territori, anziché farle diventare un banale motivo di scontro tra Trieste e Friuli». La chiosa del confronto è toccata a Rumiz: «Facciamo dei dibattiti sui temi dell’odio e dello scontro, sulla negatività. Dobbiamo parlare della parte negra di noi», ha concluso il giornalista, ricordando come «la memoria possa rappresentare il più grande vaccino per esorcizzare le paure».