24 maggio 2022
Aggiornato 05:00
Editoria

Nascere non basta: crude verità e profonde riflessioni sui bambini invisibili

Il libro «Nascere non basta» ci racconta il delicato tema della tratta dei minori, spesso ignorata, riportando alcuni dati piuttosto inquietanti

Presentazione del libro «Nascere non basta»
Presentazione del libro «Nascere non basta» Foto: Ufficio Stampa

Chi sono i bambini invisibili? Dove si trovano principalmente? Si sta facendo qualcosa per «salvarli»? Queste sono solo alcune delle domande che vengono affrontate nel libro «Nascere non basta» curato da Adriana Gulotta e con saggio introduttivo di Andrea Riccardi. Il fondatore di Sant’Egidio nella prefazione ci racconta il delicato tema della tratta dei minori, spesso ignorata, riportando alcuni dati piuttosto inquietanti.

«Dei 125 milioni di bambini che ogni anno nascono nel mondo, un terzo non viene iscritto allo stato civile: una fascia della popolazione che, annualmente, vede perpetuata una sorte di esclusione».

Il libro descrive come la moltitudine di minori senza identità sia costretta a vivere in condizioni precarie e vittime di abusi, tratte degli schiavi o traffico di organi.

I bambini invisibili sono quei bambini che non vengono registrati alla nascita e che, non avendo un’identità, non esistono per governo e istituzioni. Dei circa 160 milioni di minori sotto i cinque anni non registrati, la maggior parte vive in Africa sub-sahariana, in Asia meridionale ed orientale. Questi due continenti, infatti, registrano i casi più gravi.

Riccardi, autore di diversi libri sul tema della globalizzazione e della solidarietà, ci spiega come la vicenda dei bambini invisibili comporti la tratta degli stessi: vengono resi schiavi anche per i lavori più rischiosi essendo una manodopera a basso costo e di facile gestione. La mancanza di un’identità legalmente riconosciuta dallo Stato fa si che possa escludere una persona da molti suoi diritti, indebolendo l’intera famiglia: figli che non possono essere iscritti a scuola, né usufruire dei servizi sanitari. Si stima che in Africa la tratta dei bambini raggiunga i 9,5 miliardi l’anno e che un miliardo di persone non possiede un documento d’identità, di cui la metà in Africa subsahariana, nonostante nel continente viva circa il 15% della popolazione mondiale.

Sant’Egidio e il programma Bravo!

Per cercare di contrastare questa piaga è scesa in campo Sant’Egidio attraverso il programma «Bravo!» (Birth Registration for All Versus Oblivion) che gratuitamente registra la popolazione all’anagrafe. Bravo pone quindi l’obiettivo di dare un’identità a diversi bambini nel mondo e già 5 milioni di loro l’hanno ricevuta (soprattutto in stati come Burkina Faso, Malawi, Mozambico). Il programma prova a garantire una «seconda nascita» che apra ad una nuova vita libera, dignitosa e magari in famiglia, con la volontà di cambiare pazientemente e radicalmente la condizione di parti cospicue delle società afroasiatiche. Una rivolta che non fa troppo rumore, ma allo stesso tempo molto efficace, dimostrando come sia possibile invertire la rotta, contrastando una delle maggiori ingiustizie per una persona umana.

La forza di Bravo! è quella di «allargare la democrazia, rendere centinaia di migliaia di persone elettori o futuri elettori», continua Riccardi. Un programma sorto dalla «maturata sensibilità di conoscere il dolore dell’esclusione» e che negli anni, fra numerose «difficoltà logistiche, tecniche e politiche, ha registrato la disponibilità alla collaborazione di alcuni Stati africani che hanno riconosciuto la propria incapacità e fatica».

La globalizzazione ha reso tutto più visibile e raggiungibile, diminuendo quel senso di impotenza che influenza, a volte, la nostra società. Con la speranza che, messe in luce queste tristi e dure verità, molte persone di buona volontà vogliano e possano cambiare le cose nonostante le difficoltà.