14 dicembre 2019
Aggiornato 00:00
Consumatori indifesi

Scocciatori al telefono: per i call center via libera al telemarketing selvaggio

Utenti presi d’assalto dai call-center: già ora si ricevono anche 10 chiamate inopportune al giorno, anche di notte. Ma, grazie all’emendamento approvato si dà il via libera al telemarketing selvaggio: non ci sarà più pace. Come difendersi.

Call center e altri scocciatori hanno il via libera
Call center e altri scocciatori hanno il via libera Shutterstock

Possiamo ringraziare M5S e PD se d’ora in poi non avremo più pace e saremo tormentati dalle chiamate del call-center. Grazie all’emendamento al Ddl Concorrenza presentato dai primi, e approvato grazie alla fiducia dei secondi, viene dato di fatto il via libera al telemarketing selvaggio. Che, per la verità lo era già, visto che ogni giorno arrivano anche dieci chiamate indesiderate, e anche a tarda sera. Non è un caso, infatti, che sul sito Internet del Codacons siano stati scaricati ben 6.700 moduli di denuncia dal maggio 2015.

Senza consenso
Quello che più fa discutere è la possibilità che si venga chiamati al proprio telefono dai call-center anche senza il proprio consenso preventivo. In realtà, l’intento dei tre senatori del Movimento 5 Stelle era quello di arginare il fenomeno del telemarketing selvaggio, ma con l’emendamento approvato in realtà pare sia peggio il rimedio che la malattia. Unica consolazione è che l’addetto del call center deve prima presentarsi, dichiarare qual è lo scopo commerciale della sua chiamata e chiedere se intendiamo proseguire o meno la telefonata.

Sconcertato!
Il presidente dell’Autorità garante per la Privacy, Antonello Soro, si è detto sconcertato da quanto approvato e per la norma che fa parte del Ddl Concorrenza alla voce telemarketing. «Suscita sconcerto e preoccupazione la norma, contenuta nel testo del Ddl concorrenza, relativa al telemarketing – commenta Soro – Essa elimina il requisito del consenso preventivo per le chiamate promozionali, ‘liberalizzando’ il fenomeno del telemarketing selvaggio e prevedendo come unica forma di tutela dell’utente la possibilità di rifiutare le sole chiamate successive alla prima. Si tratta – prosegue Soro – di una soluzione diametralmente opposta a quella (fondata sul previo consenso all’interessato) ampiamente discussa nella Commissione di merito dello stesso Senato, indicata dal Garante e, in apparenza, largamente condivisa».

Cos’è il ‘consenso preventivo’?
Per ‘consenso preventivo’ s’intende l’essere d’accordo al trattamento dei propri dati per fini commerciali. Quando sottoscriviamo un abbonamento, compiliamo un modulo di una ‘carta fedeltà’, acquistiamo su Internet e così via, siamo invitati a dare o meno questo consenso (con anche la cessione a soggetti terzi dei nostri dati). Ecco, se noi accordiamo questo consenso, poi non lamentiamoci se veniamo sommersi da proposte commerciali, anche per telefono.

L’emendamento contestato
Ma cosa prevede l’emendamento approvato? L’articolo 4 bis approvato al Senato recita: «Gli operatori e i soggetti terzi che stabiliscono, con chiamate vocali effettuate con addetti, un contatto anche non sollecitato con l’abbonato a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, hanno l’obbligo di comunicare all’esordio della conversazione i seguenti dati: 1) gli elementi di identificazione univoca del soggetto per conto del quale chiamano; 2) l’indicazione dello scopo commerciale o promozionale del contatto». In sostanza, ci possono chiamare e scocciare comunque. Nel comma ter tuttavia si legge aggiunge: «Il contatto è consentito solo se l’abbonato destinatario della chiamata, presta un esplicito consenso al proseguimento della conversazione». E questo di fatto non cambia le cose: molti di noi, anche se non diciamo sì al proseguimento della chiamata veniamo importunati e di solito attacchiamo il telefono o chiudiamo la chiamata.

Per l’Unione Consumatori è una vergogna
Ci va pesante il presidente dell’UNC (Unione Nazionale Consumatori), Massimiliano Dona, il quale commenta: «Il Garante ha assolutamente ragione. Si tratta di una norma a dir poco vergognosa. È incredibile e intollerabile che invece di rafforzare il Registro delle opposizioni, consentendo l’iscrizione anche ai numeri di cellulare e introducendo la possibilità di cancellare tutti i precedenti consensi, in modo da consentire al cittadino di riprendere il pieno controllo dei propri dati, si proceda in direzione opposta. Si vergognino!».

Come difendersi?
Oltre a fare attenzione a chi e per cosa si presta il proprio consenso, se il ‘danno’ è già stato fatto e nel caso di chiamate inopportune su smartphone, si può utilizzare una apposita App che blocca le chiamate indesiderate. Per esempio una di questa è ‘TrueCaller’, che ha già un suo database con i maggiori ‘scocciatori’ che blocca sul nascere (non appena arriva la chiamata. E spesso non squilla neanche il telefono). Il database viene arricchito ogni giorno dalle segnalazioni degli utenti, e noi stessi possiamo aggiungere di volta in volta i numeri indesiderati.