18 gennaio 2020
Aggiornato 07:30
Compleanni Vip

I 60 «impavidi» anni di Mel Gibson

Dagli esordi in australia, passando da Braveheart per approdare alla passione di Cristo. Un attore e regista dalla brillante carriera con qualche contraddizione

NEW YORK – Spegne le sue prime 60 candeline Mel Gibson: regista da Oscar e attore da action movie ed anche re delle polemiche.

Gli esordi
Una vita piena, quella di Mel, iniziata in una famiglia numerosa (è sesto di 11 figli) non certo agiata: il padre è ferroviere alla stazione centrale di New York, la madre è una casalinga di origini australiane. Il giovane Mel vuole farsi strada nel mondo e, complici la sua faccia da bravo ragazzo e il fisico aitante, esordisce in Australia nel 1976 con «The Sullivans» (1976-1983), noto telefilm e, l'anno dopo, nel film di Anthony Page I Never Promised You a Rose Garden, con Dennis Quaid e Bibi Andersson.

Il successo da attore
Ma il ruolo che lo rende famoso è quello di Rockatansky in Interceptor - Il guerriero della strada (1979) di George Miller, per la trilogia di Mad Max. Da lì comincia la girandola dei ruoli cinematografici: Gibson nella saga fa il poliziotto alla caccia dei teppisti che gli hanno ucciso moglie e figlio, poi diventa ritardato mentale in Tim - Un uomo da odiare (1979), giornalista in Un anno vissuto pericolosamente (1982) di Peter Weir, spacciatore di droga in Tequila Connection (1988) di Robert Towne e baro a poker in Maverick (1994) di Richard Donner tratto dalla popolare serie (1957-61).

Regista di successo ma discusso
Agli inizi degli anni '90 decide di passare alla regia e subito arriva il successo anche dietro la telecamera: Gibson fonda la sua casa di produzione Icon Productions, e con Braveheart porta a casa 5 Oscar. Ma la vera notorietà, non solo per i valori cinematografici, gli arriva con La passione di Cristo (2004), racconto del martirio di Gesù: il film vola ovunque al botteghino ma insieme si ammonticchiano anche le polemiche e l'attore-regista viene accusato, di integralismo cattolico e presunto antisemitismo.

La turbolenta vita privata
Anche la sfera privata della vita di Mel Gibson non è esente da scintille: nel 2006 è arrestato per guida in stato di ebbrezza e, visto che aggredisce l'agente accusandolo di essere ebreo, è immediatamente accusato di dichiarazioni antisemite e di razzismo. Non contento, solleva altre polemiche nel 2007 con il film Apocalypto, in cui la violenza diventa esplicita, con tanto di teste mozzate, sgozzamenti, stupri, torture, massacri di donne e bambini inermi, cuori pulsanti strappati dal petto. La storia è quello dei Maya, dilaniati da una guerra fratricida senza quartiere prima di cadere vittime dei conquistadores. Per quanto riguarda l'amore, il suo matrimonio con Robyn Moore dura ben 26 anni (un record nell'ambiente di Hollywood) e gli assicura sette figli prima di finire in divorzio record (deve pagare oltre 400 milioni di dollari). Meno fortunata la successiva love story: la musicista russa Oksana Grigorieva lo denuncia per maltrattamenti, insulti a sfondo razzista e minacce di morte.