30 marzo 2020
Aggiornato 11:30
Musica live

CCCP, un concerto a Roma dopo 25 anni

L'ultimo disco dello storico gruppo emiliano, torna a vivere in un concerto speciale. Alla band si uniranno tanti giovani gruppi emergenti della scena indie

ROMA - Suonato dal vivo per la prima volta lo scorso maggio alla Leopolda di Firenze, «Epica Etica Etnica Pathos» (1990), l'ultimo disco degli allora CCCP, torna a rivivere questa sera dopo 25 anni, in un concerto unico e irripetibile all’Auditorium di Roma, nell’ambito del Romaeuropa Festival.

La fine di un'epoca
«Tutto lo sporco degli anni ‘90 con la tecnologia degli anni ‘70» , recitavano così le note di copertina. Un album che segnava la fine di un'epoca, la distruzione di un immaginario legato a un vocabolario politico votato al socialismo, il canto del cigno sulle macerie del muro di Berlino appena distrutto, che già segnava il futuro politico globale e prefigurava l’imminente caduta del regime sovietico.

Un concerto pieno di sorprese
Un live speciale quello di Roma, in cui per l’occasione si riuniscono Gianni Maroccolo, Massimo Zamboni, Francesco Magnelli, Giorgio Canali, insieme alle voci di Ginevra Di Marco e Angela Baraldi e alcuni tra i più importanti esponenti dell’indie italiano. Insieme alla storica formazione, Le Luci della Centrale Elettrica, Lo Stato Sociale, Brunori Sas, Appino, Max Collini (Offlaga Disco Pax) e Francesco Di Bella reinterpretano i brani di un disco che ha segnato più generazioni e che è ancora fotografia di una nazione intera.

«Epica Etica Etnica Pathos»
Nel 1990, prima della fine (del comunismo e del gruppo punk rock emiliano) e dopo aver aggiunto alla formazione un Gianni Maroccolo uscito dai Liftiba, insieme a Francesco Magnelli, Ringo De Palma e un giovanissimo Giorgio Canali, i CCCP si chiusero nella casa colonica settecentesca Villa Pirondini, nella campagna reggiana. Qui registrarono, in presa diretta, l’album che li avrebbe traghettati negli anni Novanta. E' nato così «Epica Etica Etnica Pathos», una nuova invettiva politica, ma con la desolante e romantica morbidezza di un pathos consumato nel recupero di sonorità e valori popolari, nel solco di un passato sempre circondato da un alone di nostalgico mistero o di epos.

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