19 ottobre 2019
Aggiornato 02:00
40 anni di Francesco Guccini

Francesco Guccini: Basta canzoni, ora faccio lo scrittore

A breve uscirà l'antologia che raccoglie gli oltre 40 anni della sua carriera musicale. Guccini parla del suo rapporto con la musica di ieri e di oggi e del suo desiderio di scrivere solo libri

BOLOGNA – Il suo sogno era fare lo scrittore, ma ha finito per diventare uno dei più importanti cantautori italiani e ora, alla fine della carriera, ha deciso di non scrivere più canzoni ma di dedicarsi al suo primo amore. Francesco Guccini ha presentato a Bologna «Se io avessi previsto tutto questo. Gli amici, la strada, le canzoni», un titolo che riprende il primo verso de L'Avvelenata, uno dei suoi più grandi successi.

Oltre 40 anni di carriera
E' la prima opera che racconta oltre 40 anni di carriera musicale attraverso i successi ma anche gli inediti, rarità, duetti, collaborazioni e live mai pubblicati prima. Un racconto che esce in due versioni: un cofanetto deluxe di 4 cd più un libretto di 48 pagine con fotografie e note introduttive ai brani, e uno super deluxe con 10 cd e un libro di 100 pagine.

La scrittura
Guccini e la sua doppia veste; come scrittore ha appena pubblicato il libro di racconti «Un matrimonio, un funerale, per non parlare del gatto», che racconta alcuni degli incontri fatti durante la vita. «Sono racconti montanari, che è una delle mie vene da scrittore. Perché da piccolo quando mi chiedevano cosa farai da grande io dicevo lo scrittore, sono sempre stato un lettore accanito ed è naturale per un fruitore cercare di passare alla parte di produttore», racconta Francesco, che per la presentazione ha scelto «L'osteria del moretto», quella di fuori porta di una sua famosa canzone, anche se da allora ha cambiato nome.

Una carriera per caso
La carriera musicale è cominciata quasi per caso, con l'incontro con Alfio Cantarella, poi batterista dell'Equipe 84: allora il Francesco faceva il giornalista nella locale Gazzetta di Modena. «Diceva che suonava in un complesso da ballo, avremmo bisogno di un cantante e chitarrista: ho fatto due conti, ho lasciato il giornale e mi sono messo a suonare da ballo in un complesso che si chiamava i Marino's perché il leader del gruppo era un tale Marino con il genitivo sassone perché faceva molto figo. Poi siamo diventati I gatti». Sciolto il gruppo dopo il servizio militare, Guccini ha iniziato l'università e ha scelto di continuare a studiare: intanto però iniziava a scrivere canzoni. «La prima che ho scritto è Auschwitz che si chiamava Il bambino nel vento canzone del 1964 scritta su un foglio di carta di quello che si usavano per gli appunti all'università. L'equipe 84 l'ha cantata cambiando il finale, che è completamente diverso dal mio di speranza. Io facevo queste canzoni ma non pensavo che sarebbe stato il mio mestiere, dunque non mi ero iscritto alla Siae» ha raccontato. Per Aushwitz, ha aggiunto «non ho preso una lira ma pazienza».

La musica oggi
Su ciò che ha lasciato Guccini è abbastanza risoluto; «E’ cambiato tutto il mondo discografico. C’erano i negozi di dischi, c’erano diverse case discografiche, oggi sono rimaste solo poche multinazionali. Sono stato forse l’unico a rimanere nella stessa casa discografica per tutta la vita. Oggi ci sono i talent show, molti dicono che da grandi vogliono fare il cantante, io non volevo farlo, mi è capitato». Qualcuno prova a stuzzicarlo: ma venisse un’idea per una canzone, non verrebbe voglia di scriverla? «Argomenti ce ne sarebbero tantissimi, ma non ho più quel desiderio di raccontare in una canzone, ho il desiderio di raccontare in un libro. La canzone per me è sempre stata più difficile della pagina scritta: possono essere una, due o tre, si può aggiungere e togliere. La canzone deve essere sintetica, anche le mie che sono canzoni lunghe. Si parte da un’idea che deve essere condesata in strofe, rime. Quando esce una canzone dà una certa soddisfazione: farla sentire agli amici, metterla in un disco… Ma adesso è difficile che mi venga ancora». Poi racconta della sua band, i Musici: «Loro si sono trovati a piedi perché non cantavo più. Hanno provato con Danilo Sacco, non si sono trovati molto d’accordo non so per quale motivo, e così adesso canta Flaco, con accento un po’ latino. Fare un gruppo di cover non è semplice, ma loro, avendo cantato con me, sono quelli più autorizzati a farlo».
Guccini incontrerà i fan per firmare copie del cofanetto e del libro il 30 novembre a Milano (ore 18.00 alla Feltrinelli di Piazza Piemonte), l'1 dicembre a Bologna (ore 18.00 alle Librerie Coop Ambasciatori) e il 9 dicembre a Roma (ore 19.00 al Teatro Eliseo).