23 aprile 2024
Aggiornato 13:30
Cultura | Arte

Quarant'anni di arte a Roma

La prima personale in un museo pubblico italiano dedicata a Jimmie Durham e le opere realizzate con smartphone Blackberry e pennello da Miltos Manetas. Sono alcune delle mostre della nuova stagione espositiva del museo di arte contemporanea di Roma al via oggi e presentata nella sede di via Nizza

ROMA - Quarant'anni di arte a Roma, dal 1960 al 2001, la prima personale in un museo pubblico italiano dedicata a Jimmie Durham e le opere realizzate con smartphone Blackberry e pennello da Miltos Manetas. Sono alcune delle mostre della nuova stagione espositiva del museo di arte contemporanea di Roma al via oggi e presentata nella sede di via Nizza.

Il secondo appuntamento del programma «Collezionismi», «Ritratto di una città - Arte a Roma 1960-2001» è pensato come un atlante visivo che si articola, nella sala Enel al piano terra, con una «timeline» lunga 45 metri, tra poster, documenti e foto, e oltre 50 opere tra sculture, installazioni e dipinti. Tra gli artisti presenti, in ordine cronologico: Mario Ceroli, Tano Festa, Titina Maselli, Gino Marotta (recentemente scomparso), Alighiero Boetti, Luigi Ontani, Francesca Woodman, Enzo Cucchi, Marco Tirelli, Stefano Arienti, Elisabetta Catalano e Ugo Mulas.

La mostra prima di aprire ufficialmente i battenti ha già sollevato polemiche per la mancanza di alcuni artisti, come Alberto Burri e Carla Accardi. Hanno risposto il direttore Bartolomeo Pietromarchi e il curatore Stefano Chiodi, durante la presentazione, rivendicando il «diritto al punto di vista» e all'esercizio critico. «Non vuole essere una mostra tout court - ha spiegato Pietromarchi - ma un 'dispositivo' per riflettere su nodi critici precisi. Non ha dunque l'obiettivo di fornire un panorama esaustivo su tutta l'arte di quegli anni».