12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
«Ci vediamo a casa»

Torna Ponzi con una commedia atipica

Circa un anno per trovare una distribuzione, che ora punta a raggiungere almeno 30 schermi, e un ritardo causato anche dalla canzone scritta per il film da Dolcenera andata al Festival di Sanremo, non hanno fatto perdere però al regista la voglia di continuare e sta già lavorando a una nuova commedia

ROMA - Maurizio Ponzi torna al cinema dopo otto anni e tanta tv con «Ci vediamo a casa», commedia «atipica» nelle sale dal 29 novembre con Microcinema. Circa un anno per trovare una distribuzione, che ora punta a raggiungere almeno 30 schermi, e un ritardo causato anche dalla canzone scritta per il film da Dolcenera andata al Festival di Sanremo, non hanno fatto perdere però al regista la voglia di continuare e sta già lavorando a una nuova commedia. «Ci vediamo a casa è un progetto che avevo da tempo - ha raccontato Ponzi - sono contento di quello che ho fatto, c'è leggerezza ma con nascosto dietro qualcosa di più profondo, complesso, un risultato che si raggiunge con l'esperienza. Oggi non è facile trovare distributori, non basta essere delle commedie. Non sono poi così cambiato dai film di 15-20 anni fa come 'Io Chiara e lo Scuro', bisognerà vedere la reazione delle nuove generazioni».

Nel film si raccontano tre storie d'amore, in tre diversi quartieri romani (Prenestino, Monteverde, Ostia), in contesti sociali molto differenti e in modi diversi. Ci sono Vilma e Franco, interpretati da Ambra Angiolini ed Edoardo Leo, coppia in crisi perché lui ha avuto problemi con la giustizia, deve reintegrarsi e fatica a trovare una casa per stare insieme; ci sono Gaia (Miryam Catania) e Stefano (Giulio Forges Davanzati), superficiali, ricchi e vuoti, con due case, ma incapacità di convivere e amarsi; infine la coppia gay, Enzo e Andrea (Nicolas Vaporidis e Primo Reggiani), quella raccontata con più delicatezza e sentimento, che dopo un colpo di fulmine vorrebbe stare insieme ma viene ostacolata dalla madre di uno (Giuliana De Sio) e dal lavoro dell'altro.

Tutte e tre le coppie, alla fine, oltre a condividere il tema della casa si ritroveranno in una chiesa. «Il finale è una sorta di giudizio universale sulle coppie - ha detto Ponzi - c'è chi si sposa anche se nel matrimonio resta l'ombra del dubbio, chi ha la sua unione vera e felice, e chi non ha nemmeno il diritto di entrare e viene punito». E sul suo ruolo di omossessuale Vaporidis ha aggiunto: «All'inizio ero timoroso, poi mi sono divertito. Avevo paura di affrontare un ruolo che si è visto tante volte, ma il mio personaggio non deve dichiararsi o affrontare la famiglia, vive tranquillamente la sua omosessualità senza ostentarla. Mi sono avvicinato al ruolo così come si fa quando si parla d'amore uomo-donna, il modo di approcciarsi ai sentimenti è sempre lo stesso e mi è piaciuto questo rapporto con Primo Reggiani così tenero e fatto con delicatezza».