«Maternity Blues», il regista: Non giustifico né condanno
Il tema dell'infanticidio arriva sullo schermo nel film di Fabrizio Cattani, «Maternity Blues», che sarà nelle sale dal 27 aprile. In Italia nel 2010 sono stati 20 i casi di infanticidio
ROMA - Il tema dell'infanticidio arriva sullo schermo nel film di Fabrizio Cattani, «Maternity Blues», che sarà nelle sale dal 27 aprile. In Italia nel 2010 sono stati 20 i casi di infanticidio. Molto spesso questo gesto drammatico viene compiuto da donne con forti depressioni post partum, non diagnosticate e quindi non curate: «Nel film non giustifico né condanno queste donne, ma vorrei che il pubblico capisse che la maternità può essere una cosa molto difficile. - ha spiegato il regista - Molte donne vivono in silenzio le loro difficoltà: vorrei che un film come questo le aiutasse a chiedere aiuto a familiari o medici, senza vergognarsi».
TRATTO DAL LIBRO «FROM MEDEA» - Nel film le protagoniste sono quattro donne che hanno ucciso i propri bambini (interpretate da Andrea Osvart, Monica Birladeanu, Chiara Martegiani e Marina Pennafina), chiuse in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario con i loro drammi, dolori, sensi di colpa. La pellicola è tratta dal libro «From Medea» di Grazia Verasani, rappresentato come testo teatrale anche in Francia e Germania. «Questo testo nasce dalla mia rabbia verso i giudizi sommari che alcune trasmissioni tv hanno dato del caso Franzoni» ha spiegato l'autrice e cosceneggiatrice del film, il cui sforzo è stato quello di «comprendere invece che giudicare queste madri». Nei casi di infanticidio, secondo Verasani, «ci sono spesso donne che non riescono a chiedere aiuto, o che non hanno gli strumenti per farlo, e c'è la corresponsabilità della società, di chi è indifferente o non vuol vedere».
Il film, che è costato solo 400mila euro ma è realizzato con un'altissima qualità tecnica e recitativa, ha trovato molte difficoltà produttive, proprio perché il tema trattato è un tabu: «In un Paese in cui si producono solo commedie fare un film del genere è un vero atto di coraggio» ha concluso Verasani.