12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Gente & TV

Povia: non mi sento furbo, semplicemente un cantautore

Sul brano su caso Englaro: ho chiesto il permesso al padre di Eluana

ROMA - «Furbo io? E allora quelli che scrivono canzoni d'amore per essere sicuri di andare in classifica?». Così Povia risponde alle accuse di chi lo definisce furbo scegliendo di portare a Sanremo una canzone sul caso Eluana Englaro. «Mi accusano di volermi fare pubblicità e poi pubblicano testi falsi, come ha fatto La Repubblica. Oppure dicono, come ha scritto il Corriere, che io non li farò pubblicare da Sorrisi nel numero pre-sanremese. Falso anche questo: i lettori di Sorrisi - spiega il cantante al settimanale Tv Sorrisi e Canzoni - leggeranno il testo in anteprima nel numero in edicola il 9 febbraio. E come l'anno scorso con Luca era gay, si sono messi a polemizzare senza conoscere il brano. Sono furbo io o ne approfittano i giornalisti?».

La canzone, che si intitola La verità (in un primo tempo aveva il sottotitolo «Eluana», poi tolto), è una sorta di lettera ai genitori da parte di una ragazza morta. Il primo verso del brano - fatto ascoltare al giornalista di 'Sorrisi' - infatti dice «Mamma, papà, ora vi vorrei parlare...». E prosegue con versi come «Padre, ora tienimi la mano, tienila vicino al cuore e potrai sentire che ti amo» e «mamma, papà, un giorno ci rincontreremo e ci stringeremo forte». Alla fine, la firma: «la vostra bambina per sempre» (nella prima versione c'era il nome Eluana, ora è stato tolto anche da qui e non compare mai).

Povia ribadisce di non sentirsi furbo «ma semplicemente un cantautore». «Lo so che non sono De Gregori, Venditti o De André. Ma mi sento un cantautore. Negli Anni 70 cantavano di lotta politica, aborto, droga; oggi nessuno lo fa più. Tutti i critici rimpiangono quella stagione 'impegnata' della musica e se poi ci provo io mi massacrano. Sarò 'solo' Povia, ma parto da lì. L'idea di scrivere una canzone su Eluana - spiega - è nata perché ho due figlie piccole, è un caso che mi ha sconvolto. Mi sono fatto delle domande come padre e come persona. Non riuscivo a far finta di niente».

Ammette di aver chiesto il permesso a Beppino Englaro, il padre di Eluana. «L'ho contattato nel modo più normale, ho cercato il suo numero di telefono, l'ho chiamato, ci ho parlato, poi sono andato a Lecco per incontrarlo - prosegue - e non ha nemmeno voluto sentire la canzone. Mi ha detto: «io non blocco gli artisti, vai pure avanti». Mi è sembrata una persona corretta, rispettosa del lavoro degli altri. E se mi avesse chiesto di lasciar perdere avrei lasciato perdere». Smentisce, invece, che salirà con lui sul palco dell'Ariston: «Non so chi metta in giro delle palle del genere. Lo troverei scandaloso».

La sorpresa è nel constatare che la canzone di Povia sembra prendere posizione a favore della sospensione dell'alimentazione forzata, in netto contrasto con la Chiesa e con le manifestazioni cattoliche di quei giorni: «Forse qualcuno pensava che fosse una canzone da Comunione e Liberazione», dice Povia. E alla constatazione che tale presa di posizione non farà piacere alla Chiesa dice: «Spero che non sia un problema, perché comunque è un inno alla vita. La ragazza dice: «Ora posso amare, ora posso correre e giocare«».

Povia non pensa di vincere il Festival: «Ma mi piacerebbe che la gente mi dicesse, come l'anno scorso, che meritavo di vincere io». Ha anche le idee chiare sul premio della critica: «Quello si sa già chi lo vince: Morgan. Che finalmente presenterà un pezzo inedito».