6 aprile 2020
Aggiornato 01:00
Cinema

Cinecittà in salsa padana, Castelli: «Stop al romanesco»

Con la nuova cittadella lombarda Bossi corona un altro suo sogno

MILANO - Ne ha parlato, da più di un anno, in ogni singolo incontro pubblico, dalla più sperduta località della Brianza al capoluogo lombardo. Più che una delle tante iniziativa targata Lega, un vero e proprio chiodo fisso, per il leader del Carroccio Umberto Bossi, il Polo della cinematografia lombarda inaugurato oggi a Milano, la struttura che ospiterà la Fondazione cineteca italiana, Lombardia Film Commission e Fondazione sperimentale cinematografia e diverse produzioni televisive, su una superficie di 85mila metri quadrati nella restaurata Manifatture Tabacchi.

Obiettivo: un cinema italiano che non parli più esclusivamente romanesco, come ha sottolineato il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli e che racconti le storie di Milano e della Lombardia, sempre messe da parte, secondo Bossi, da Cinecittà.

C'era anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, oggi, per l'occasione della nascita della «nuova Hollywood« lombarda, accompagnato dal ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, dal sindaco di Milano Letizia Moratti, che ha annunciato la digitalizzazione da parte del Comune di «Miracolo a Milano», del presidente della Regione Lombardia, che ha finanziato la quasi totalità dell'intervento (8,7 milioni di euro), Roberto Formigoni.

«PARTE LA CINEMATOGRAFIA MILANESE» - «Avevo in mente di portare la cinematografia a Milano per raccontare la nostra storia, che è piena di storie incredibili sempre lasciate da parte dalla cinematografia romana», ha detto Bossi. «Parte così la cinematografia milanese, dobbiamo raccontare la nostra storia, farla conoscere prima alla nostra gente e poi al mondo». Per Castelli l'avvio della cinecittà padana segna la fine di una sorta di dittatura romana del linguaggio cinematografico: ascoltare attori che parlano romanesco in ogni ambientazione «è una cosa insopportabile, da fastidio da un punto di vista culturale. Che sia un bergamasco, un altoatesino o un tedesco comunque parlano tutti con accento romanesco - ha detto Castelli riferendosi alle produzioni cinematografiche e televisive - è una cosa insopportabile. E dà fastidio non tanto per una questione localistica o campanilistica, ma è chiaro che il linguaggio è parte essenziale dei personaggi». Castelli ha fatto l'esempio della fiction su Giovanni XXIII che era «un bergamasco verace: parlare con accento romanesco è sbagliato storicamente, da fastidio da un punto di vista culturale».

Il percorso per la realizzazione della cittadella lombarda del cinema è stato complicato, ha ammesso Bossi: «Sembrava una cosa impossibile, lunga. Ed ecco qui, uno-due. Siamo riusciti a superare tutte le difficoltà di burocrazia. Bisogna crederci. Per realizzare le cose bisogna, come dice la Lega, averlo duro».

Il leader del Carroccio ha ringraziato il ministro Tremonti, che ha definito: «Un vero federalista«, e il lavoro per ottenere il risultato svolto dagli amministratori locali: Roberto Formigoni, Letizia Moratti e l'assessore regionale leghista Massimo Zanello. «Manca Berlusconi, mi spiace che non ci sia ma ci sono Tremonti e Bondi, che lo rappresentano». Bossi ha infine presentato al pubblico il regista Renzo Martinelli, autore del film su Federico Barbarossa: «E' L'ultimo regista che esiste in Italia capace di fare colossal». Il leader del Carroccio ha infine invitato ancora una volta tutti a vedere la prima del film che verrà proiettata al Castello Sforzesco.

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