12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Cinema

Raoul Bova tra polizia e spacciatori in un film-verità

Dal 10 aprile «Sbirri». L'attore: ho trovato una realtà scioccante

ROMA - Raoul Bova poliziotto tra realtà e finzione per raccontare da vicino il mondo della droga. L'attore si è travestito e ha preso parte alle operazioni del nucleo speciale della polizia che combatte lo spaccio a Milano, ha assistito agli arresti e agli interrogatori e la realtà «scioccante», come lui stesso l'ha definita, che si è trovato davanti, è diventata «Sbirri». Il film-verità è diretto da Roberto Burchielli e uscirà in oltre 200 sale il 10 aprile distribuito da Medusa e successivamente su Mediaset.

Dopo le esperienze di «Ultimo», «Nassiriya» e altri prodotti «in divisa», Bova questa volta ha messo da parte la recitazione e ha dovuto calarsi nella realtà cruda e quotidiana della Milano della droga con veri poliziotti e veri spacciatori. Nel film interpreta il giornalista Matteo Gatti che si dispera dopo aver perso il figlio per una pasticca di ecstasy e decide si svolgere un'inchiesta nella squadra speciale di Milano. Un viaggio drammatico tra gli adolescenti e gli spacciatori alla ricerca dei motivi della morte di un ragazzo ma anche alla ricerca di se stesso e delle sue carenze di genitore.

«La finzione sul set è completamente diversa - ha detto Bova alla presentazione del film a Roma con il regista e il cast - le emozioni non sono mai state così forti. Dovevo essere attento a non intralciare le operazioni e devo ammettere che qualche ansia ogni tanto mi è venuta. Sono entrato nelle case, ho visto i volti, le persone, ho avuto la sensazione di essere un intruso, ho visto famiglie normali scioccate nello scoprire che il figlio veniva arrestato perché era spacciatore, il bambino di 10 anni che prende la coca, l'operaio che si droga per restare sveglio e avere la forza di giocare la sera con i figli. E' stato scioccante. A volte dopo aver girato - ha continuato Bova - mi mancava il fiato, questo è un problema sottovalutato e ai ragazzi non si insegna nulla. Trovarsi davanti a quelle situazioni purtroppo è all'ordine del giorno».

L'idea di «Sbirri» è nata a Bova e alla moglie (che hanno prodotto il film con la Sanmarco insieme a Rti ) guardando in tv il documentario «Cocaina» di Burchielli in cui si racconta il mondo della «coca» e dei giovani in modo scioccante. Il docu-film è infatti stato girato senza un copione con gli attori (Luca Angeletti, Simonetta Solder e Alessandro Sperduti accanto ai poliziotti veri) che hanno cercato di recitare il meno possibile per avvicinarsi alla realtà dei poliziotti e delle scene reali documentate dalla cinepresa. Burchielli ha raccontato che la polizia «non ha fatto problemi per le riprese perché è stata garantita la privacy. Nessuno è riconoscibile e i personaggi sono rappresentati come fantasmi, come se la droga li avesse cancellati». Ma la richiesta di Bova e della moglie di fare il film, secondo il regista, è stata quella di «due genitori che vogliono raccontare una storia ai ragazzi e ai genitori. Oggi a dieci anni già ci si droga e si spaccia - ha sottolineato - è una realtà diversa». E Bova ha confermato: «Forse la mia voglia di fare questo film è stata quello di un padre che ha due figli piccoli, ha paura e si chiede come educarli».

Il suo personaggio è ispirato anche nel nome al giornalista de L'Espresso Fabrizio Gatti noto per le sue inchieste, e anche il regista ha girato diversi realmovie per la tv sulla linea di «Sbirri». I poliziotti hanno recitato perché sapevano di essere ripresi? «In un mese non si sono mai traditi - ha commentato l'attore che ha vissuto a stretto contatto con loro - se hanno recitato e si sono fatti condizionare meritano l'Oscar. Alcune operazioni sono così pericolose e immediate che non c'è il tempo di fingere». Infine, una considerazione sui tagli alla sicurezza. «E' grave tagliare i fondi a chi combatte la criminalità - ha concluso Bova - i poliziotti sostengono personalmente delle spese e già non sono retribuiti abbastanza per quello che fanno. É una cosa che dispiace».