1 giugno 2020
Aggiornato 11:00
Uno dei film italiani più attesi dell'anno? Certo che sì

«L'uomo che ama»: l'anima e la carne in uno dei film più attesi dell'anno

La Tognazzi scava i silenzi e li trasforma in trincee dell'anima

Lui è uno degli interpreti di punta del nuovo cinema italiano. Uno capace di passare dalle atmosfere gotiche delle «Cronache di Narnia, alle borgate romane di «Romanzo criminale», diventando nottetempo Cristoforo ColomboUna notte al museo«).

Lei è invece l'ultima diva. Capace di monopolizzare per settimane l'attenzione dei media e di creare ogni volta l'evento.

Monica Bellucci, Pierfrancesco Favino.
A Maria Sole Tognazzi l'idea vincente per la sua seconda regia è venuta così. Scrutando il fascino virile degli occhi del primo e la misteriosa e profonda bellezza della seconda. Non è tutto. Perché Maria Sole non si è voluta accontentare delle frasi fatte, dei luoghi comuni, di 'cose' assodate. Ma ha voluto sparigliare le carte in tavola, giocando in contropiede.
Il risultato è «L'uomo che ama», scelto da GianLuigi Rondi (nuovo patron del Festival di Roma) per aprire ufficialmente la terza edizione.

Uno dei film italiani più attesi dell'anno? Certo che sì. Ma anche una delle opere più anomale, insolite e stimolanti dell'ultimo periodo.
Un film che è tante cose insieme e tanti film allo stesso tempo.
In primis, il meraviglioso e suggestivo tracciato di Torino e della sua geografia urbana. Una città filmata come luogo dell'anima, con un'intensità e una capacità di reinventarla che ricorda l'Argento dei tempi d'oro. Una città in cui è bello smarrire ogni coordinata, perdersi in vie sconosciute, gettando via cartine e punti di riferimento.
Ma più di tutto il film della Tognazzi ci sembra l'ideale prosecuzione del romanzo a metà tracciato nella sua prima folgorante regia, quel «Passato prossimo» che già annodava fili e vite, tempi diversi e desideri proibiti.
Non è un caso quindi che quel Pierfrancesco Favino che nel film interpretava un ruolo minore, torni qui nelle vesti di protagonista assoluto. Un innamorato cronico alle prese con gli sbandamenti dell'amore, con i paradossi del sesso, con i pensieri di chi non sa (con chi) capitolare.

La Tognazzi scava i silenzi e li trasforma in trincee dell'anima, trasformando una storia d'amore a tre (la 'terza' è la sublime Ksenia Rappoport) in un avvolgente mosaico di stati d’animo e momenti a dir poco 'bollenti' che rendono il film un appuntamento da non perdere.

Quello con i misteri di un amore che, comunque vada, è destinato a restare uno splendido enigma. Di quelli da vivere fino in fondo.

Non rimane che precipitarsi in sala.

Distribuisce Medusa.

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