Trump in piazza Castello, un nuovo tocco «pink» in centro città
Donald Trump sorregge il ritratto di un uomo lacerato dall'agonia, riproduzione fotografica di un'altra opera di Rebor, «La vita possibile»
TORINO - Si intitola «Ecce homo» ed è l'ultima trovata di Marco Abrate, in arte Rebor, il primo giovanissimo artista che ha scelto il colore rosa per le sue opere torinesi. Posizionata in piazza Castello, l'opera del ventunenne di Pinerolo ritrae il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intento a sorreggere il ritratto di un uomo lacerato dall'agonia. Questa è la riproduzione fotografica di un'altra opera di Rebor, «La vita possibile», un muro che racconta le angosce e l'apatia dell'uomo moderno, presto visibile in originale alla fiera d'arte contemporanea Paratissima.
TRUMP - «L'effigie di Trump è paradossalmente quella del nuovo cireneo che sorregge il peso del muro cioè la rappresentazione di un'umanità dolente in cammino, un odierno Cristo» spiega l'artista, che ha voluto regalare alla città una nuova opera dopo l'installazione apparsa in piazza San Carlo questa estate. Presente anche in questo caso il colore rosa nei tre mattoni posizionati al piedi della struttura Mupi. Il simbolismo dei mattoni è un chiaro rimando al muro che Donald Trum in campagna elettorale aveva promesso di costruire al confine con il Messico. «Rappresenta tutti i muri di chi vuol costruire barriere, escludere anziché includere, marginalizzare anziché accogliere» spiega Rebor. I mattoni sono stati rimossi dalla polizia municipale di Torino mentre il manifesto di Trump è ancora presente come memento dell'ottusità degli uomini che alzano muri e barriere.