Svolta nell’omicidio di Vito Amoruso, si fa strada l'ipotesi di un delitto passionale
Vito Amoruso fu freddato con un colpo di fucile alla schiena nelle prime ore della mattina del 22 ottobre del 2015 da Daniele Uberti. A far conoscere i due sarebbe stata una donna che, probabilmente, ebbe una relazione con entrambi
TORINO - C'è una donna, probabilmente, a monte dell’omicidio di Vito Amoruso, il rappresentante torinese che fu freddato con un colpo di fucile alla schiena nelle prime ore della mattina del 22 ottobre del 2015 da Daniele Uberti, consigliere comunale di Battifollo, piccolo Comune in provincia di Cuneo. «I motivi per cui Vito Amoruso potesse essere ucciso erano tanti» riferiscono i carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino. La prima idea dei militari era stata quella di seguire la pista legata al backgroud commerciale dell’uomo, di indagare tra le persone a cui Amoruso doveva dei soldi e da cui, ancora in vita, era stato minacciato. Questa strada però non ha prodotto risultati e, a quasi due anni di distanza, dietro l'assassinio di Amoruso appare la figura sfocata di una donna.
MOVENTE - Il nome di Daniele Uberti appare nella lista degli indagati a quasi due anni dai fatti, grazie agli scrupolosissimi controlli dei tabulati telefoni. Uberti appare in contatto con la vittima fin dal 2014 per l’acquisto di alcuni cesti alimentari e, fin qui, nulla di strano: i due uomini sarebbero rimasti in contatto, sporadicamente, fino al giugno dell’anno successivo quando, improvvisamente, Amoruso avrebbe cercato di evitare di incontrare il suo futuro assassino, forse presagendo cosa stava per accadere. A far conoscere i due sarebbe stata poi una donna che, probabilmente, ha avuto una relazione con entrambi. La donna, sposata con un terzo uomo, nega ogni coinvolgimento sentimentale con i due, passato e presente. Dal Nucleo Investigativo fanno sapere inoltre che la donna non è indagata e che probabilmente non sapeva nulla delle intenzioni di Uberti.
DNA - A un anno e mezzo dal delitto, avvenuto in via Valdieri il 22, appare sempre più chiaro che l’omicidio di Vito Amoruso fosse stato premeditato e orchestrato accuratamente nella mente dell’assassino prima di metterlo in atto. Innanzitutto l’uomo aveva spento il cellulare prima di arrivare a Torino e lo aveva riacceso solo una volta tornato a casa, a cose fatte. Si era inoltre prodigato di utilizzare un’automobile non direttamente riconducibile a lui e di smontare tutte le targhe della Fiat 500 nera. Anche l’arma, un fucile da caccia non regolarmente denunciato, era stato nascosto dall’uomo in un panno. Ed è stato proprio un pezzo dell’arma, lasciata cadere incautamente sul luogo del delitto a incastrare Uberti. Il DNA ritrovato sul fucile è risultato essere perfettamente compatibile con quello di Daniele Uberti, ora accusato di omicidio volontario premeditato.
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