12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
La provocazione

«Tutti i ciclisti si dopano, sarebbe da legalizzare»

Il capo della Procura Antidoping del Coni: «Non verrà estirpato. C'è sempre la scusa di una nonna o un filetto». Petrucci: «La lotta continua»

ROMA - La bufera doping che sta investendo Alberto Contador e il ciclismo non sorprende uno sconfortato Ettore Torri. Al punto che il capo della procura antidoping del Coni è convinto che tutti i ciclisti facciano uso di sostanze vietate e che il doping, oltre ad essere invincibile, andrebbe legalizzato se non fosse dannoso per la salute degli atleti. «Non sono l'unico che lo dice», ha spiegato Torri in un'intervista ad Associated Press parlando della diffusione di sostanze e metodi vietati, «ultimamente tutti i ciclisti che ho interrogato hanno detto che tutti si dopano».

NON VERRÀ ESTIRPATO - Secondo Torri se il doping non fosse dannoso per la salute degli atleti una soluzione possibile, per non configurare ingiustizie tra gli atleti, sarebbe la legalizzazione dell'abuso di farmaci: «Non è giusto quando si trova un atleta su cento», ha detto Torri. «Più lavoro in questo campo e più mi meraviglio della diffusione del doping. Non credo che il doping verrà estirpato», ha detto.

DI ROCCO - L'uscita di Ettore Torri «mi meraviglia, specie per la posizione in cui si trova e con tutto il lavoro che è stato fatto in questi anni. Forse davanti a lui sono passati solo atleti positivi e ha generalizzato». A Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo, le parole del capo della procura antidoping del Coni, secondo il quale tutti i corridori ricorrono a sostanze proibite, non sono piaciute. «Proprio con Torri stavamo facendo passi avanti, specie nel mondo dei giovani - continua Di Rocco a Sky Sport - Il problema c'è ma il ciclismo lo sta affrontando ad ampio raggio, siamo stati i primi a mettere in campo il passaporto biologico, abbiamo squalificato atleti importanti. Mi meraviglia anche il momento visto che pochi giorni fa il presidente dell'Uci (McQuaid, ndr) ha fatto i complimenti all'Italia per la politica sportiva contro il doping. Torri conosce benissimo quello che abbiamo fatto e il ciclismo, anzichè essere sostenuto in questa battaglia, viene demonizzato: è un controsenso».

PETRUCCI: LA LOTTA CONTINUA - Il presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Giovanni Petrucci, e il segretario generale, Raffaele Pagnozzi, hanno incontrato questa mattina il procuratore capo antidoping, Ettore Torri. Nel corso dell'incontro, Torri ha spiegato che la trasposizione letterale del concetto di liberalizzazione, maturata attraverso sintesi giornalistiche, non andava interpretata come un'apertura verso una «depenalizzazione» del reato ma solo come lo sfogo, espresso in modo forse paradossale, di una persona che da anni lotta contro il problema.
Torri ha altresì confermato al CONI che l'impegno personale e l'opera meritoria del suo Ufficio continueranno ai massimi livelli, in collaborazione con le varie Procure della Repubblica Italiana che attualmente si occupano con importanti risultati nella lotta ad un fenomeno dilagante che, come è noto, in Italia, è considerato anche reato penale.
Il CONI, nel ribadire l'autonomia degli organi di giustizia delle proprie strutture, prende atto dei chiarimenti del Procuratore Torri ricordando i suoi indiscussi meriti nella lotta al doping, anche recentemente riconosciuti a livello internazionale, ma comprende nello stesso tempo quanti possano essersi ingiustamente sentiti coinvolti dal senso di alcune dichiarazioni.