5 dicembre 2019
Aggiornato 20:00

Phelps, scuse e rabbia: Hanno approfittato del mio errore

Eroe Olimpiadi: «Ho capito che tanta gente vuole gettarti a terra»

NEW YORK - Michael Phelps continua a chiedere scusa, ma dal nuovo mea culpa del colosso del nuoto affiora la sensazione di essere stato vittima del tradimento dei suoi stessi amici. Il despota delle Olimpiadi di Pechino - otto medaglie d'oro, una in più del record di Mark Spitz datato 1972 - la parola marijuana non l'ha pronunciata neanche stavolta, rimpiazza con l'ormai tassativo «brutto errore», quello tramutato nella foto-scandalo del 'Kid' di Baltimora alle prese con una pipa di vetro.

In un'intervista trasmessa stamani dal network statunitense Nbc il fuoriclasse del nuoto non ha risposto direttamente ad una precisa domanda. Ha fumato marijuana? «E' stato un brutto errore. Voglio dire, tutti sappiamo di cosa io e lei stiamo parlando. Si è trattato di uno stupido errore», ha risposto Phelps, «cattivo giudizio». La mancanza di prove e la mancata ammissione esplicita di Phelps hanno sbarrato la strada ad uno sceriffo del South Carolina, deciso a fare luce sui contorni della fotografia incriminata, scattata durante una festa in un campus universitario. L'asso del nuoto statunitense, comunque, ha pagato sportivamente ed economicamente la leggerezza ammessa nuovamente oggi. Dopo la pubblicazione della foto, uscita su un tabloid britannico lo scorso primo febbraio, la sua federazione lo ha sospeso per tre mesi, mentre il gigante dei cornflakes Kellogg ha cestinato un ricco contratto di sponsorizzazione.

«Ho capito che tanta gente vuole portarti in alto, ma è superiore il numero di quelli che vogliono gettarti a terra. Il nostro pubblico è così, sicuramente questa è una cosa da tenere a mente». Nel corso dell'intervista a Phelps è stata ricordata la promessa di rigare dritto fatta ai suoi tifosi dopo essere finito in manette nel 2004 per guida in stato di ebbrezza. «Sono il primo ad ammettere di avere commesso parecchi errori nella mia vita», ha detto il 'Kid' di Baltimora: «Ne ho commessi in vasca e fuori - ha aggiunto - ma non sono mai incappato due volte nello stesso sbaglio».

Guida in stato di ebbrezza ed il 'bong-gate' non sono la stessa cosa? «Per come la vedo io, no», ha risposto Phelps, «credo che le due cose rappresentino errori stupidi e immaturi. Per quanto mi riguarda io credo che il mio dovere consista nell'aiutare altre persone a non commettere questo errore». Poi il racconto della festa da cui è scaturita la bufera post-olimpica. «Probabilmente c'erano due o tre persone che non conoscevo», ha spiegato Phelps, «eravamo un gruppo molto piccolo, in casa saremmo stati sei o sette in totale. Non era una festa in grande stile, non il classico mega-party universitario. Nulla del genere. Si trattava di un gruppo ristretto, ce ne stavamo seduti a festeggiare». Poi l'accusa, neanche troppo implicita, ad alcuni suoi amici che lo avrebbero 'tradito'. «Dico solamente che in giro è pieno di gente che cerca di approfittare di qualsiasi situazione, sono cose che a volte impari nella maniera più dolorosa», ha concluso.