23 febbraio 2024
Aggiornato 22:00
Petrucci: «Dino Meneghin è considerato il monumento della pallacanestro italiana»

Meneghin Commissario straordinario della FIP

«Lavorerò con l'aiuto di tutti»

Gianni Petrucci, presidente del Coni, annuncia con orgoglio: «Dino Meneghin è considerato il monumento della pallacanestro italiana. Ed io sono riuscito a smuovere un monumento. In passato aveva sempre rifiutato incarichi politici, ma adesso ha detto sì. Meneghin avrà poteri pieni, sia quelli del Presidente, sia quelli del Consiglio federale, per tutto il tempo che sarà necessario. Avrà nel consigliere di Stato Dante D'Alessio un vice-commissario.
«Dino Meneghin –ha continuato Petrucci- non è solo un nome importante, ma è anche una gran persona. Vogliamo dimostrare che i grandi atleti possono essere anche buoni dirigenti e questo è il caso».
Prima di presentare Meneghin il presidente Petrucci ha avuto parole di ringraziamento e di saluto per il presidente dimissionario Fausto Maifredi che durante la sua presidenza ha raggiunto «grandi risultati in campo internazionale».

Ed è proprio dai ringraziamenti a Fausto Maifredi che inizia il periodo da Commissario Straordinario della Fip di Dino Meneghin: «Lo ringrazio non solo a titolo personale, ma anche a nome di tutto il movimento, per ciò che ha fatto. Di certo qualcosa, dopo dieci anni, non ha funzionato, per cui, eccoci qua. Sarà un incarico impegnativo e difficile. Però, come la mia storia personale testimonia, quando le difficoltà sono grandi il mio impegno aumenta. Come mi ha convinto il presidente Petrucci? Con le parole che mi ha detto. Sono uno abituato a lavorare sul campo, ma Petrucci mi ha parlato di entusiasmo, professionalità, immagine. Insomma è un momento in cui il basket ha bisogno di tutti e che nessuno si tiri indietro e non potevo certo farlo io… e poi il presidente Petrucci mi chiamava sempre alle sette del mattino, forse ho accettato –aggiunge Meneghin sorridendo- per non ricevere più telefonate così presto al mattino…

«Vedo la pallacanestro –continua Meneghin- come un vascello che mi è stato affidato, dove è necessario che voghino tutti per farlo andare. Ho bisogno della collaborazione e della professionalità di tutte le componenti, leghe, giba, arbitri, allenatori e della loro professionalità per andare avanti. E’ vero che il mio mandato è ampio, ma è anche vero che non voglio dettare le leggi, ma voglio anche che ci sia quanto più consenso è possibile per le cose che andremo a fare.

«Mi riservo di prendere il tempo necessario per capire come stanno le cose –ha specificato Meneghin- e poi iniziare a fare i passi necessari per arrivare alle elezioni che spero vivamente non siano per proporre ed eleggere persone, ma per portare avanti idee che facciano crescere il nostro sport, il nostro movimento. Movimento popolato da tante persone, che lavorano in silenzio ed onestà, ma che hanno bisogno più degli altri di considerazione ed attenzione. Il movimento di base è importantissimo, come pure il settore giovanile. Considero il settore giovanile come il futuro per la nostra Nazionale. La Nazionale è importante per tutti, se vince la Nazionale, vincono tutti e se la Nazionale balbetta, come è capitato in questi ultimi anni, può sembrare che tutti il movimento balbetti, mentre il realtà non è così. Inoltre abbiamo bisogno di dare attenzione al movimento arbitrale, come mi piacerebbe essere utile allo sport per disabili.

«Mi sento il Caronte della situazione e confido nel gioco di squadra. Mi aspetto critiche, accompagnate, però, da proposte fattive, sia dai media, sia dalle componenti del movimento, per discuterne insieme per lavorare con la giusta passione.
Avrò bisogno dell’aiuto di tutti. Spero di avere un gruppo di persone che mi aiutino, competenti, validi, come ad esempio coach Carlo Recalcati che stimo e che conosce la nostra pallacanestro dalla A alla Z, il cui aiuto considero indispensabile. Non ho in mente un consiglio di saggi, ma di persone che mi sopperiscano alle mie lacune.

«Se poi mi candiderò a Presidente federale finito il mandato di Commissario? Fare il presidente di una federazione significa essere disponibili 365 giorni all’anno e i miei impegni professionali non mi permettono di avere una disponibilità del genere. No, non mi candiderò alla presidenza, ma sarò a disposizione del nuovo presidente».