21 settembre 2018
Aggiornato 23:00

Vaiolo delle scimmie, è allarme contagio per il secondo caso in GB. La Simit: non esiste cura né vaccino

E’ stato registrato nel Regno Unito un secondo caso di vaiolo delle scimmie, dopo quello dell’ufficiale di marina. E ora l’allarme contagio diviene più reale. Ma per la malattia c’è poco da fare
Virus
Virus (crystal light | shutterstock.com)

Sembrava dovesse rimanere un caso isolato, quello dell’ufficiale della Marina Nigeriana che, arrivato con l’aereo nel Regno Unito per prendere parte a un addestramento del Ministero della Difesa (MoD) presso una base della Royal Navy in Cornovaglia, era risultato positivo al virus del vaiolo delle scimmie – dopo che aveva manifestato alcuni sintomi tipici. Ora, si apprende invece che c’è stato un secondo caso. La malaugurata ipotesi che il virus potesse diffondersi inizia a prendere piede, mettendo in allarme le autorità sanitarie e la popolazione.

Non c’è correlazione
Anche se si tratta di due casi della stessa malattia, pare tuttavia che non vi sia una correlazione. Ossia, i due uomini non sarebbero venuti in contatto l’uno con l’altro, così come riportato dal tabloid inglese Independent. Al momento, il Public Health England (PHE) britannico ha avviato le procedure per tentare di contattare chiunque possa essere entrato in contatto con uno dei pazienti. Quello che al momento si sa è che entrambi di recente si sarebbero recati in Nigeria. Il nuovo caso, diagnosticato e accertato presso il Blackpool Victoria Hospital, riguarderebbe un uomo che su ritiene possa aver contratto il virus mentre era in visita nel Paese africano. Dopo la diagnosi, il paziente è stato trasferito nell’Unità per le malattie infettive presso il Royal Liverpool University Hospital. «Stiamo trattando un paziente che è risultato positivo al virus – ha dichiarato il dott. Mike Beadsworth, direttore clinico dell’Unità – Il paziente è in cura presso la nostra Unità specialistica di malattie infettive e tropicali da personale altamente qualificato che ha esperienza nel trattamento di una varietà di malattie infettive».

Un’infezione che può risultare fatale
Anche se i casi più gravi sono piuttosto rari, il vaiolo delle scimmie può tuttavia risultare fatale. A rassicurare c’è anche il fatto che la malattia non si diffonde facilmente. La mortalità si stima sia inferiore al 10%.

Non ci sono cure né vaccini
«Per l’infezione da vaiolo delle scimmie non sono disponibili cure specifiche né profilassi vaccinale. Si tratta tuttavia di una malattia dalla contagiosità e pericolosità contenute», sottolinea il prof. Massimo Galli, Presidente SIMIT - Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali.

Il vaiolo delle scimmie, in cosa si distingue?
Il virus del vaiolo della scimmia è un Orthopoxvirus – si spiega in una nota della SIMIT – appartiene cioè allo stesso genere del virus del vaiolo umano, da cui è però geneticamente piuttosto distante. Scoperto nella scimmia nel 1958, è stato isolato nell’uomo nel 1970 in Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo- DRC), nove mesi dopo l’eradicazione in loco del vaiolo ottenuta con la vaccinazione, in persone con un’eruzione cutanea vescicolosa che mimava una forma attenuata di vaiolo umano. Il serbatoio animale principale non è stato identificato. Sono implicate specie di scoiattoli, altri roditori e alcune scimmie.

Le conseguenze
La letalità nei casi riportati in Africa è contenuta attorno all’1-3% e comunque inferiore al 10% ed è più alta nei bambini, prosegue la nota della SIMIT. Nell’epidemia che nel 2003 ha interessato gli USA, dovuta all’importazione di esemplari infetti di Cricetomys gambianus, un grosso ratto venduto come animale da compagnia, tutte e 81 le persone colpite hanno presentato una malattia di grado lieve e non si sono registrati decessi. Anche la probabilità di generare casi secondari (infezioni da uomo a uomo), che in Africa è risultata compresa tra il 3 e l’8 %, negli USA è risultata pari a zero.

Niente cure né profilassi
Per questa infezione – conclude la nota SIMIT – non sono disponibili cure specifiche, né profilassi vaccinale. Si tratta tuttavia di una malattia dalla contagiosità e pericolosità contenute, in particolare in un contesto europeo dove non sussistano fattori favorenti un decorso di maggior gravità, come la presenza di bambini malnutriti o immunodepressi. La notizia del caso importato in Europa rappresenta tuttavia una ulteriore testimonianza di come viaggi in aereo possano portare in poche ore malattie della foresta profonda alle grandi città del mondo industrializzato. Una rete attiva di specialisti in grado di riconoscere questa ed altre malattie infettive emergenti costituisce un irrinunciabile strumento di protezione per la popolazione tutta.