18 agosto 2018
Aggiornato 08:30

Grano saraceno migliora la vita dei pazienti operati di resezione pancreatica

Uno studio CREA e La Sapienza dimostra che con il grano saraceno si hanno valori migliori e più qualità della vita per chi ha problemi al pancreas
Grano saraceno
Grano saraceno (Ulada | shutterstock.com)

ROMA – Un 'cereale' può anche migliorare la vita. E’ il caso del grano saraceno, che con le sue spiccate proprietà antiossidanti e antinfiammatorie pare possa davvero contribuire a migliorare la qualità della vita di chi ha subito una resezione pancreatica. Questo quanto emerge da uno studio condotto dal CREA, con il suo Centro Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione e dall’Università di Roma Sapienza, con il Dipartimento di medicina interna, che è stato appena presentato al II Simposio Europeo sul grano saraceno.

Le barrette funzionano
Durante lo studio, riporta un comunicato CREA, il prof. Piero Chirletti – ordinario di Chirurgia Generale alla Sapienza Università di Roma e direttore della UOC Chirurgia Generale N presso il Dipartimento di Chirurgia F. Durante al Policlinico Umberto, I – ha selezionato 18 pazienti, operati da 3 anni di resezione pancreatica, non soggetti a chemioterapia e con un Indice di Massa Corporea (BMI) inferiore a 19. Per un mese, a nove di questi soggetti è stato somministrato uno snack al giorno di 70 grammi di grano saraceno maltato, realizzato da Giovanni Bonafaccia, primo ricercatore CREA Alimenti e Nutrizione. Ai restanti 9, invece, è stato dato uno snack equivalente, ma a base riso. Tutti i pazienti coinvolti sono stati attentamente monitorati prima, durante e dopo lo studio. Oltre a ciò, hanno tenuto un diario alimentare, compilato un questionario sui disturbi gastrointestinali e uno sulla qualità della vita e si sono sottoposti a visite nutrizionali e a una serie di analisi per la valutazione dell’assetto nutrizionale, infiammatorio e ossidativo.

I risultati
Al termine del periodo di follow-up, i risultati hanno evidenziato che chi ha assunto le barrette di grano saraceno maltato ha migliorato il proprio stato nutrizionale, aumentando la capacità intestinale di assorbimento degli alimenti con un aumento della massa magra a discapito della massa grassa – a differenza dei partecipanti appartenenti al gruppo con somministrazione di barrette di solo riso. Inoltre (dato fondamentale per una migliore qualità della vita), i pazienti hanno riferito di una diminuzione dei dolori addominali, che purtroppo spesso si presentano dopo l’ingestione di cibo in chi ha subito questo tipo di interventi, e una diminuzione consistente delle steatorree (feci con grassi non digeriti), tipiche di pazienti sottoposti ad asportazione totale del pancreas.

L’effetto della maltazione
«La maltazione – spiega Giovanni Bonafaccia, coordinatore CREA della ricerca, che già da diversi anni studia le caratteristiche del grano saraceno – aumenta di almeno 4 volte il già elevato potere antiossidante e antinfiammatorio di questo pseudo-cereale, prodotto dimenticato delle nostre valli, che presenta anche interessanti potenzialità agronomiche: è resistente e in grado di adattarsi a suoli e climi diversi, è facilmente coltivabile e a basso impatto ambientale».

Cos’è il grano saraceno
Il grano saraceno è una specie con caratteristiche diverse da quelle degli altri cereali. E’ infatti l’unico che non appartiene alla famiglia botanica delle Graminacee, bensì a quella delle Poligonacee e si caratterizza per l’elevato valore biologico delle proteine, superiore a quello di qualsiasi altro prodotto di origine vegetale. Un tempo veniva coltivato soprattutto nelle vallate alpine, in particolare in Valtellina (Sondrio) e in Alto Adige (Bolzano), e in misura minore sugli Appennini. Data la quasi totale scomparsa della coltura, il nostro Paese si trova a dover importare oltre il 90% della quantità consumata, in particolar modo dalla Cina e dall’Europa orientale.
Oggi si sta lavorando alla reintroduzione del grano saraceno attraverso la caratterizzazione di vecchie cultivar locali e la valutazione di cultivar di provenienza alloctona, insieme alla messa a punto di agrotecniche moderne, ma a basso impatto ambientale, e ad analisi chimiche e bromatologiche che consentano un’esauriente valutazione qualitativa della granella.