28 febbraio 2020
Aggiornato 07:00
Rachel Benmayor

Donna si risveglia durante l’operazione: «mi sono svegliata sotto i ferri, vi racconto l'incubo»

Una giovane donna si risveglia durante un’operazione chirurgica che doveva avvenire in anestesia generale. L’inizio di un incubo

Definirlo un incubo forse è fin troppo riduttivo sei si pensa a ciò che è accaduto a Rachel Benmayor, la donna che – diversi anni fa – durante un intervento chirurgico, si è svegliata mentre era ancora sotto i ferri. E, perciò, non ha solo visto tutto ciò che le stavano facendo ma ha anche sentito ogni cosa – dolore compreso. Seppur si tratta di un’eventualità molto rara, il rischio che accada esiste e quando avviene non è certo uno scherzo. Ecco i dettagli della vicenda raccontati dalla povera vittima.

Anestesia generale?
Anche se negli ultimi anni si sta riducendo il numero di interventi in anestesia generale, quello di Rachel avrebbe dovuto essere uno di questi. Correva l’anno 1990 e la donna era stata portata in sala operatoria per eseguire un parto cesareo. Ma in maniera del tutto inaspettata è accaduto qualcosa di sconcertante: si è risvegliata mentre era ancora sotto i ferri. «Potevo sentire ogni cosa, compreso un dolore terribile».

Ricordi ancora vividi
Come è facile intuire, quando accadono simili eventi, il paziente porta con sé conseguenze drammatiche. Tant’è vero che ancora oggi ricorda tutto ciò che le è accaduto, attimo per attimo. «Ricordo di essermi sdraiata sul tavolo - racconta la vittima al The Guardian - Ricordo l'iniezione e la mascherina col gas. Glenn, il mio compagno, e Sue, la mia ostetrica, stavano accanto a me. Poi il buio, ma all'improvviso mi sono risvegliata sentendo il dolore. Sentivo un rumore forte, come un ticchettio - prosegue la donna - E ricordo di aver sentito una pressione incredibile sulla mia pancia, come se un camion andasse avanti e indietro».

Un dolore terribile
Va da sé che durante un’operazione chirurgica il dolore che un paziente può avvertire non è neppure lontanamente immaginabile, se non per la povera Rachel che sa esattamente di cosa si tratta. «Tutto quello che sapevo era che potevo sentire le cose e che potevo sentire il dolore più terribile. Non sapevo dove fossi. Non sapevo che stessi facendo un'operazione. Ero solo consapevole del dolore».

Era difficile anche respirare
«Stavo solo cercando disperatamente di respirare, di inspirare. Mi sono resa conto che se non avessi respirato presto, sarei morta», racconta Rachel. «Alla fine ho capito che non riuscivo a respirare, e che dovevo semplicemente lasciar accadere quello che sarebbe successo, così ho smesso di combattere. Non potevo sopportare il dolore. Sembrava andare avanti e avanti e avanti, e non sapevo cosa fosse. Poi ho iniziato a sentire di nuovo le voci. Li sentivo parlare di cose - delle persone, di quello che facevano durante il fine settimana, e poi li sentivo dire, 'Oh guarda, ecco il bambino', e cose del genere, e mi resi conto allora di essere stata cosciente durante l'operazione. A quel punto ho provato a fargli sapere di essere sveglia. Ho provato a muovermi e mi sono resa conto di essere totalmente e completamente paralizzata.

Un trauma
E questo genere di vicende non possono fare altro che portare per molto tempo nient’altro che paure e terrore nella vita di chi le ha vissute. Da quel momento in poi Rachel, infatti, ha cominciato ad appoggiarsi ad esperti per avere a disposizione terapie psichiatriche che potessero aiutarla ad affrontare il suo incubo peggiore.

Cosa è accaduto a Rachel?
Ciò che ognuno di noi sicuramente si sta chiedendo è perché l’anestesia non è durata così a lungo. Secondo quanto dichiarato al The Guardian, «l'attrezzatura può risultare difettosa oppure può verificarsi un errore umano. Inoltre, le operazioni che richiedono anestetici leggeri risultano dieci volte più a rischio e alcuni tipi di persone, come le donne, i pazienti obesi e i tossicodipendenti, hanno maggiori probabilità di svegliarsi durante l'intervento. Addirittura, alcuni pazienti possono semplicemente avere una predisposizione genetica alla consapevolezza.

Una scienza sconosciuta
Benché vari farmaci e metodi per indurre l’anestesia generale siano utilizzati da tempo, è importante sottolineare che la scienza ancora non ha ben compreso il meccanismo di funzionamento. In realtà si sa che agisce nel sistema nervoso centrale ma non si ha la minima idea di quale aree cerebrali vengano messe in stand by. «Gli anestesisti – continua il The Guardian - hanno a loro disposizione una serie di droghe che alterano la mente e cambiano regolarmente: alcuni inalabili, alcuni iniettabili, alcuni a breve durata d'azione, alcuni lunghi, alcuni narcotici, alcuni allucinogeni, che agiscono in modi diversi e spesso incerti su diverse parti del cervello. Alcuni - come l'etere, il protossido di azoto (meglio noto come gas esilarante) e, più recentemente, la ketamina. "Se hai un'inclinazione a viaggiare, prendi l'etere - vai oltre la stella più lontana", scrisse il filosofo-poeta americano Henry David Thoreau dopo aver inalato l’etere. Diversi anestesisti mescolano combinazioni diverse. Ognuno ha una ricetta preferita. Non c'è una dose standard».

L’incidenza
Al momento i dati ci dicono che casi di risvegli di questo genere variano da uno ogni 100 a un caso ogni mille. Una percentuale indubbiamente ancora troppo elevata. «Ovviamente - spiega un’anestesista - diamo anestetici e abbiamo un ottimo controllo su di essi, ma in termini filosofici e fisiologici reali, non sappiamo come funzioni l'anestesia».