16 dicembre 2019
Aggiornato 02:30
Psicologia

I ricordi brutti? Vengono immagazzinati in un «cassetto» del cervello

Per fortuna il nostro cervello è dotato di un meccanismo che ci aiuta a «sopprimere» i brutti ricordi. A volte, però, il suo funzionamento si inceppa e insorgono i problemi

GABA, Il cassetto dei brutti ricordi
GABA, Il cassetto dei brutti ricordi Shutterstock

Chi di noi può asserire di non aver mai avuto brutte esperienze in passato? C’è anche chi ha provato momenti particolarmente traumatici e difficili. Questi spesso riaffiorano via via sempre di più, impedendoci di vivere una vita serena e tranquilla. Ne consegue che ansia, agitazione e stress sono sempre alle porte. Eppure appositi meccanismi insiti nel nostro cervello – da sempre – dovrebbero proteggerci da tanta inquietudine. Ma in alcuni soggetti potrebbe non accadere. Ecco cosa hanno scoperto alcuni ricercatori dell’Università di Cambridge.

Il cassetto dei ricordi
A chiedersi come il nostro cervello elabora i brutti ricordi sono stati alcuni scienziati dell’University of Cambridge che hanno pubblicato i risultati del loro studio su Nature Communications. La loro idea era quella di comprendere come mai alcuni seppelliscono letteralmente le esperienze negative mentre altre ci devono convivere ogni giorno combattendo con il cosiddetto disturbo post-traumatico o, nei casi più gravi, anche con depressione e schizofrenia.

La sostanza che ci aiuta a dimenticare
Gli studiosi inglesi sono riusciti a scovare la sostanza chimica che ci aiuta a dimenticare proprio ciò che non vogliamo ricordare. Tuttavia, pare che in alcuni casi questo meccanismo naturale non funzioni come dovrebbe: «Quando questa capacità si rompe, provoca alcuni dei sintomi più debilitanti delle malattie psichiatriche: ricordi intrusivi, immagini, allucinazioni, ruminazioni e preoccupazioni patologiche e persistenti», ha dichiarato alla BBC il professor Michael Anderson, coordinatore dello studio.

Lo studio
Per arrivare a simili conclusioni ad alcuni volontari è stato chiesto di associare alcuni termini a una particolare parola sconosciuta. Dopodiché dovevano rispondere ad appositi segnali colorati: quando vedevano il verde dovevano richiamare la parola che avevano associato. Al contrario, se vedevano il rosso dovevano smettere immediatamente di farlo. Durante questi giochetti gli studiosi monitoravano costantemente il cervello degli individui sottoposti allo studio. Per farlo hanno utilizzato diverse tecniche: spettroscopia a risonanza magnetica e la tradizionale risonanza magnetica funzionale.

La chiave chimica del cassetto
Durante la ricerca gli scienziati sono riusciti a scoprire qual è la chiave chimica che chiude nel cassetto i ricordi più brutti. Si tratta di un famoso neurotrasmettitore conosciuto con il nome di Acido Gamma-AmminoButirrico o GABA. Esso avrebbe la funzione inibitrice dei ricordi. Il funzionamento è tanto semplice quanto efficace: quando viene rilasciato da una cellula nervosa, spegne le altre cellule a cui si è collegato. Quindi, chi aveva alte concentrazioni di GABA nell’ippocampo era in grado di cancellare più facilmente le brutte esperienze.

Riduzione dei disturbi post-traumatici
La scoperta dei ricercatori spiana la strada alla realizzazione di nuove cure destinate ai pazienti affetti da disturbo post-traumatico, depressione, ansia, stress e schizofrenia derivanti da esperienze negative. «Ci si era concentrati sul miglioramento del funzionamento della corteccia prefrontale. Il nostro studio suggerisce che migliorando l'attività del GABA nell'ippocampo, si potranno aiutare le persone a fermare i pensieri indesiderati e intrusivi», conclude Anderson.